Una terza edizione da record!

Vento caldo e nuvole di passaggio, ma uno dei protagonisti astrali è assolutamente lui, il sole. A momenti sfrontato, eccetto qualche breve tregua. Certo il cuore di Caldonazzo è caldo, lo sappiamo. Le casacche blu dei tanti (tantissimi) volontari delle “Balene di montagna” animano il centro storico nel giorno dell’inaugurazione ufficiale e posano nella prima foto ricordo: battuta sulla spalla, un “Ciao, ci siamo!?” e VIA! pronti per lo scatto, nel primo della tre giorni dedicata ai libri ed a tutto ciò che ruota intorno a lettura e scrittura. Per noi innamorati del genere, è un vero evento. Imperdibile.
Antonia Dalpiaz – pochi secondi prima del “Trentino Poetry Slam” – si ferma a pochi metri dal palco del Bar Centrale (già gremito di vasto pubblico, dalle autorità agli appassionati fino ai curiosi) con strette di mano da ogni lato: molto conosciuta per le sue storie recitate, sistema l’elegante vestito dai toni caldi e dispensa sorrisi. Mollette da bucato sugli spartiti dei fisarmonicisti, mentre Italo Leveghi aggiusta il papillon, rosso e capriccioso.
In fase crepuscolare dell’atteso venerdì quattordici tutti al palazzetto per l’istrionico Travaglio: arriva quasi a capo chino per ripararsi dai fans che lo hanno riconosciuto, scortato dal direttore di testata/ moderatore Faustini. L’ovazione all’ingresso nel palazzetto emoziona anche gli animi più algidi. C’è chi è riuscito a strappargli anche una stretta di mano, dopo il lungo intervento: quando i capelli grigi del noto giornalista spariscono all’orizzonte, si capta ancora - forse a malincuore - la grandezza del momento. Leggi tutto...

Jacopo Fo, Contro l'indifferenza, ricostruendo reti sociali

Combattere l'indifferenza, rompendo gli schemi col passato. Jacopo Fo ne ha fatto una ragione di vita, ha messo al centro dei suoi interessi le relazioni sociali, la cooperazione, il volontariato. Una condivisione emotiva che Fo ha potuto sperimentare nella recente perdita della cara madre, Franca Rame, un'idea di società fondata su una solida rete relazionale di cui il Fo parlerà venerdì 14 giugno, durante l'appuntamento con Marco Travaglio al Trentino Book Festival, in diretta Skype.
Il tema del festival sarà “decostruire l'indifferenza”. Qual è il suo rapporto con l'indolenza, il cinismo con il quale spesso – purtroppo – si ha a che fare?
Sicuramente si respira una mancanza diffusa di senso di civiltà e  partecipazione, il vero problema è quello di andare verso un isolamento che porta all'impoverimento della vita. Ad esempio davanti alla morte di mia madre tante persone ci sono state vicine e questo ci è stato di molto conforto nei confronti del dolore provato per una perdita di questo genere. Quando invece una persona vive in maniera egoistica, chiusa e non dà importanza alle relazione con le persone, si richiude su se stesso. Dopotutto lo dicono anche le statistiche: chi costruisce delle relazioni solide e sane ha come risposta una qualità della vita migliore anche in termini di salute, del proprio “funzionamento”, mentre persone che vivono nell'indifferenza vanno incontro ad un altro destino. Non sono le persone più ricche che hanno più aspettativa di vita, ma quelle che spendono la propria vita nelle attività sociali e culturali, come gli artisti, i professori universitari, gli scienziati. Chi vive invece in isolamento e senza relazioni ha una prospettiva di vita certo minore.
Di cosa parlerà durante il suo intervento al Trentino Book Festival?Leggi tutto...

Bibliotecari della Valsugana, quando le biblioteche fanno bene alla lettura

Piccoli assaggi di letteratura femminile quella proposta dalle bibliotecarie della Valsugana. Dal fantasy di Silvia  De Mari al romanzo storico firmato Susan Vreeland, dalla letteratura giovanile di Silvia Roncaglia, all'attualità con Serena Dandini. Ad intervallare i brani scelti una serie di ricette di scrittrici famose. Ci ha fatto un quadro della situazione Elena Gretter, bibliotecaria di Borgo Valsugana che, insieme ad altre colleghe (in fondo all'articolo trovate i nominativi) presenteranno al pubblico del TBF una ricca di antologia in chiave “rosa”.
Come avete scelto questi brani?
Abbiamo cercato tra i vari generi letterari (romanzo classico, fantasy, storico, rosa, thriller…) alcuni libri con dei “passaggi chiave” sulla tematica femminile, scegliendo sia in base ai nostri gusti personali, sia cercando di rispecchiare i gusti della nostra utenza in biblioteca (che, ricordiamolo, è soprattutto utenza femminile).
Come si svolgerà la lettura?
Leggeremo ciascuna alcune pagine dei libri scelti, intervallati dalla lettura di ricette e consigli culinari di scrittrici famose.
Tra i tanti brani, quale ti ha più colpita?Cito quello che leggerò io, tratto dal libro “Ferite a morte” di Serena Dandini sulle donne vittime di femminicidio. I racconti sono ambientati in un paradiso immaginario dove le protagoniste raccontano la loro versione dei fatti, non solo la morte ma soprattutto la vita, le gioie e i dolori, i desideri rimasti inattesi solo perché qualcuno ha deciso così.
Come mai avete deciso di realizzare questo evento?Leggi tutto...

"Forme Scultoree": una mostra di Leonardo Lebenicnik

Sabato 8 giugno, alle 18, inaugurazione della mostra "Forme Scultoree" di Leonardo Lebenicnik. L'appuntamento è ai Giardini della Torre dei Sicconi, Loc. Le Rive a Caldonazzo ed è in collaborazione con il Trentino Book Festival. Vi aspettiamo numerosi!

Fazzoletti, valigie e sogni. la memoria storica dei migranti trentini

Emigranti lo stiamo stati anche noi. In epoche diverse, spinti dalla fame e dalle miseria, i Trentini hanno lasciato la loro terra per andarne a cercare un'altra, quella “promessa”, spostandosi al di sotto dell'equatore, col coraggio di chi non ha più niente da perdere. Dietro di loro hanno lasciato una scia di parole, tra lettere e diari, che letti oggi stringono ancora di più il cuore di chi resta coinvolto da queste testimonianze. Per questo motivo il Trentino Book Festival non poteva mancare di omaggiare questi nostri padri, nonni, bisnonni, che a testa alta andarono spesso incontro ad umiliazioni feroci, trascorrendo le proprie giornate lavorando spesso in condizioni disumane, aspettando la sera. Lì, nella penombra di una piccola soffitta, si alzava un canto che riportava alla memoria l'amata terra trentina e a chi di sé aveva lasciato come testimonianza solo una sgualcita fotografia. A ricreare questo clima ci penseranno il Coro La Tor di Caldonazzo, Nadia Martinelli e Stefano Borile che con “Nessuna fotografia ci basterà: voci di gente migrante”, svuotando quelle valigie del nostro passato di centinaia di quei legami scritti che per gli emigranti rappresentarono un ponte emotivo tra la loro terra natale e le nuove frontiere.Leggi tutto...

Intervista a Marco Travaglio. Il Fatto Quotidiano al TBF13



Marco Travaglio e il Fatto Quotidiano al Trentino Book Festival 2013. Intervista di Ugo Slomp, Rai Trento.

TBF13: "Decostruire l'indifferenza con l'aiuto della cultura"

Presentazione ufficiale della kermesse. Da Marco Travaglio a Corrado Augias, da Boris Pahor a Antonella Boralevi, a Caldonazzo dal 14 al 16 giugno ritorna l'evento letterario arrivato alla terza edizione.
Promuovere la cultura per "decostruire l'indifferenza". Con questo manifesto il Trentino Book Festival 2013 si è presentato questa mattina presso la sala stampa della Provincia Autonoma di Trento. E con dei protagonisti come Marco Travaglio, Corrado Augias, Boris Pahor e Antonella Boralevi (per il programma www.trentinobookfestival.it) questo percorso che la kermesse letteraria ha deciso di affrontare fornirà certo molte informazioni a chi vuole risollevarsi dal pantano che blocca ogni iniziativa in questo particolare periodo storico. Non solo però libri e autori, come è nella tradizione del TBF, ma una rilettura della cultura a 360° con prime nazionali (tra cui Mobydick – La ballata della balena bianca), reading di alta caratura (nel caso di un Leopardi patriottico rivisitato da Corrado Augias), spettacoli per ogni fascia d'età e degustazioni con vino e birra affiancati ad un'antologia internazionale. «Un invito alla gente - ha commentato il presidente della Provincia Alberto Pacher - a darsi del tempo, che spesso e volentieri viene invece maltrattato.
Leggere un buon libro vuol dire essere capaci di dedicarsi a se stessi e anche a pensare al proprio nutrimento». Una manifestazione che, nel corso di questi tre anni, ha visto il coinvolgimento di molti privati (circa il 50% dello sponsor) oltre a coinvolgere in maniera attiva tutte le associazioni presenti sul territorio di Caldonazzo. Leggi tutto...

Marco Travaglio, "Fatto Quotidiano", storia di indipendenza ed impegno

Marco Travaglio al Trentino Book Festival per raccontare l'esperienza del “Fatto Quotidiano”: una storia di indipendenza e di impegno. In un momento storico come il nostro dove la crisi colpisce anche la carta stampata e i libri subiscono il sorpasso di Facebook e della TV, il quotidiano fondato dal giornalista torinese si propone come un avamposto contro i morbi che attanagliano il nostro vivere comune: il conformismo, il perbenismo e l'egoismo. 
Cosa consiglia ad un giovane giornalista che, per la prima volta, si avvicina al giornalismo politico o giudiziario?
L'unico consiglio che mi sento di dare è quello di essere molto informato e attendibile nello scrivere quello che succede. Poi possiamo chiamarla come vogliamo, la “verità” o la “realtà”, ma non ci sono altre regole. Bisogna cercare dire le cose come stanno, di approfondire, aggiornarsi, informarsi, documentarsi. Quella è l'unica regola e consiglio che mi sento di dare.
Qual è il peso che ha oggi il giornalismo d'inchiesta o il giornalismo giudiziari nel panorama italiano?
Il giornalismo d'inchiesta non va confuso con quello giudiziario, il giornalista che fa inchiesta va a cercare notizie tramite le sue fonti e le sue ispirazioni, mentre quello giudiziario racconta indagini, processi fatti dalla magistratura, spesso andando a scoprire cose che questa non ha ancora scoperto. Il giornalista giudiziario riesce spesso a raccontare cose che l'inchiesta non riesce a dire, cose che si riescono a scoprire solo grazie al potere delle indagini che possono avere a disposizione le intercettazioni telefoniche. Per quanto riguarda invece le ripercussioni che possono avere certe indagini giornalistiche queste dipendono soprattutto dall'audience che possono avere. Se il servizio trova posto solo in un giornale l'impatto è modesto, mentre se invece ne nasce un libro e poi diventa un fenomeno di costume letto da molte persone e tutta un'altra cosa.
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Antonella Boralevi, quando la vita può cambiare da un momento all'altro...

Può un incontro come tanti sconvolgere una vita? Possono due mondi totalmente diversi entrare in collisione e cambiare il corso degli eventi, fino a trascinare i protagonisti verso un imprevedibile destino? Questa è la teoria che guida il romanzo di Antonella Boralevi che, con “I baci di mezzanotte” (Rizzoli, pp. 237, 2013), ci racconta l'incontro tra una gioventù disillusa e avvolta dall'affetto del “possedere” (Sigieri) e un'altra invece più nostrana, “di parrocchia”, che poco ha ricevuto dalla vita, ma che da questa pretende ancora molto (Santina). Tra le montagne innevate di Cortina una storia d'amore, di passione, che è difficile interpretare, dove si intrecciano i vissuti di chi si trascina passivamente  nel triste teatrino della società in cui vive e di chi invece, nell'ingenuità dei suoi 20 anni, è affamata di vita.
Davvero un semplice incontro può cambiare la vita di qualcuno?
Io credo profondamente nella continua possibilità che la vita ti dà di cambiare la tua storia e che per fare questo ci sia sempre bisogno dell'altro. Ciascuno ha avuto un incontro che gli ha cambiato la vita; trovo che in qualche modo si tratta di essere disponibili a dire di sì al destino, una cosa che non tutti fanno...
Come è nata l'idea di ambientare il romanzo a Cortina durante la notte di Capodanno?Leggi tutto...

Boris Pahor, l'uomo che sopravvisse al proprio destino

Pahor da un secolo sopravvive al proprio destino. Difende le proprie radici slovene, è la memoria storica del suo popolo, testimone delle discriminazioni che ha subito, trasmesse attraverso le sue riviste e i suoi libri. Non ha mai chiesto di cambiare il mondo, quando questo invece fin dall'infanzia glielo ha imposto. Per questo motivo “Figlio di nessuno” (Rizzoli, pp. 248, 2012) scritto da Pahor a quattro mani con la giornalista Cristina Battocletti è un'autobiografia - la prima - in cui l'intellettuale sloveno  propone al lettore una versione inedita e originale, dai toni confidenziali e coinvolgente. Aspettando la sua partecipazione al Trentino Book Festival 2013, gli abbiamo anticipato alcune domande sul suo libro.
Cosa vuol dire per Boris Pahor “sentirsi sloveno”? Al giorno d'oggi questa identità e riconosciuta in tutta la sua pienezza o ci sono ancora discriminazioni? Quali sono le responsabilità dello Stato italiano?
Qua bisogna essere sinceri. Siamo migliorati per quanto riguarda questi fatti, tanto che pare che nella prossima seduta del Comune di Trieste si potrà parlare in sloveno con la traduzione simultanea, qualcosa che è stata già fatta in Provincia e in Regione. Abbiamo dovuto aspettare molto tempo, però adesso che è legge si può pretendere una cosa che solo fino a 10 anni fa era inutile sperare. Ci sono miglioramenti per quando riguarda in alcuni casi le iscrizioni per i bilingue, ottimi traguardi sono stati raggiunti con la costruzione del teatro, della scuola di musica, della libreria e della nostra biblioteca. Molto importante per annullare queste discriminazioni è stata la traduzione di molte opere slovene in italiano: era giusto che la popolazione triestina conoscesse quello che era successo, che capissero come l'irridentismo si fosse trasformato in antislovenismo.
Come vive Boris Pahor questa responsabilità di essere “memoria storica” per le nuove generazioni? Crede in un mondo che può imparare dagli errori dal passato, cosa vede nei giovani d'oggi?Leggi tutto...

Danilo Kakuen Sacco, un cuore ribelle ma leggero, “come polvere nel vento”

C'è chi ha il dono di rinascere, più volte, come una fenice. A Danilo Kakuen Sacco questo paragone potrebbe anche piacere. Prima la depressione, poi frontman di una band entrata nella leggenda, poi l'infarto e la voglia di un nuovo soffio di vita. Un'energia vitale che scorre sotto la pelle come una scarica di adrenalina, la maturità di un personaggio che diventa uomo è decide di plasmare la propria vita, giorno per giorno, riconoscendo i propri limiti . E per incanalare tutte queste emozioni Danilo (in collaborazione con Massimo Cotto) ha messo mano ai ricordi è ha regalato alla sua gente una versione di se stesso, nuda, cruda, sincera, “Come polvere nel vento” (Rizzoli, pp. 186, 2012) scritta con il suo linguaggio spontaneo, sciolto, senza censure, per far arrivare diritta al cuore ogni singola emozione provata, non solo sul palco. Dalle campagne astigiane all'addio ai “Nomadi”, dal suo scoprirsi buddista all'amore per le donne e per il buon vivere. Gli abbiamo anticipato alcune domande, in previsione della sua partecipazione alla kermesse letteraria.  
Come si può definire questo libro? Un'autobiografia? Per quale motivo hai deciso di raccontarti? Per un bisogno di chiarirsi con il tuo pubblico o per uno sfogo personale? 
Non la ritengo un'autobiografia. Non penso che la mia vita sia particolarmente intrigante. Ho solo la fortuna di fare un lavoro meraviglioso e proprio per questo volevo fissare su carta venti anni di esperienze, racconti ed incontri, pensieri, sensazioni, un mondo pregno di emozioni che per quanto mi riguarda, ritengo … beh, interessanti. Per una vera autobiografia c'è tempo, ma onestamente non credo che la scriverò mai. Ci sono persone la cui vita è molto più degna della mia di essere raccontata.
Cosa ti senti di poter “dare” alla musica e quanto credi che questa possa ancora offrirti?  Leggi tutto...

Astrid Mazzola, “pezzetti di anime” affidate alle vette...

Copertina sporca, qualche pagina ammuffita, penne o matite dall'aria vissuta. I libri di vetta, di bivacco di rifugio  assomigliano a chi li usa. Non bisogna essere raffinati autori o insigni poeti per aprire questo scrigno di pezzetti di anime. Basta un cuore sincero, nascosto nel corpo di uno spartano montanaro o nello sguardo semplici di un'escursionista, per affidare a queste pagine un estratto del “modo di essere”, o “di esserci”. Cosa trascina però chi frequenta la montagna all'interno di queste pagine disadorne? Una risposta ha cercato di trovarla Astrid Mazzola che, dopo aver spulciato gli oltre 500 libri di vetta catalogati nella biblioteca della Sat, e aggiunto qualche spunto tratto da quelli incontrati lungo il suo cammino, ci regala  un bel libro come “Firme in cielo: viaggio tra i libri di vetta” (Il Margine, 2013, pp. 229, illustrato). Un percorso accompagnato dalle fotografie di Ruggero Arena e chiuso da un “rituale d'altra quota” curato da Claudio Ambrosi.  
Cosa ha “spinto” l'autrice ha raccogliere il materiale per questo suo libro? 
Sono stata spinta dalla passione  per l'escursionismo e perché da sempre sono appassionata di montagna e di natura. Sono sempre andata in montagna da escursionista e mi piace scrivere. I libri di vetta sono alla fine l'unione fortunata di queste due passioni, che ho potuto confermare leggendone alcuni trovati in vetta o nei bivacchi. Volevo far “respirare” qualcosa di nuovo al lettore attraverso la scrittura che nei libri di vetta si trova in modo particolare, specie nel rapporto con la natura e la montagna. Più di 10 anni fa è nata questa idea, che ha dato il via ad una ricerca che ha portato a questo libro.
Cosa “spinge” invece il montanaro a lasciare un proprio messaggio in quei vecchi e consunti libri di vetta? Leggi tutto...

Corrado Augias, corruzione, spionaggio, e faccendieri nell'Italia della Grande Guerra

Società segrete e corruttori, faccendieri e donne equivoche, giornalisti prezzolati. Ritorna un libro/inchiesta che in quanto ad attualità non ha perso nulla, nonostante siano passati poco più di trent'anni dalla sua prima pubblicazione (col titolo “Giornali e spie”) nel 1983 e meno di un secolo dai fatti narrati. Con “Il paese in vendita” (Rizzoli, 2013, pp. 263) Corrado Augias ripropone quella stessa indagine storica raccontata con la stessa passione civile e forza narrativa, la storia segreta dell'incredibile piano architettato dagli Imperi centrali per cercare di “tener fuori”  l'Italia dalla Grande Guerra. Parlamentari corrotti, il tentativo di acquistare giornali per migliaia di lire per dare vita ad una campagna a favore della neutralità.  
Personalmente, che cosa ha provato quando per la prima volta è venuto a conoscenza di questi fatti? Ce lo si poteva aspettare o le è sembrata una cosa fuori da ogni logica?  
Fuori da ogni logica no, lo sappiamo che nel corso della storia italiana ci sono stati casi di doppio gioco o spionaggio, di acquisto fraudolento di testate giornalistiche … quindi sono cose che sono sicuramente dentro la norma. La cosa curiosa invece e in parte inspiegabile sono i tempi i cui questi tentativi sono accaduti. Noi sappiamo come sono andate le cose; in un primo tempo eravamo alleati con gli Imperi centrali, ma le cose da noi si sono fatte molto complicate, tanto che che siamo entrati in guerra con un anno di ritardo. Per un bel periodo, quindi, siamo stati neutrali e durante questo tempo ci sono stati dei tentativi esterni di trascinare l'Italia di qua e di là, tanto che alla fine, giustamente secondo me, siamo scesi in guerra a fianco della Francia e della Gran Bretagna. Tra la gente c'era la volontà di completare il Risorgimento, come si diceva, per riscattare le province venete e quello che poi sarebbe diventato l'Alto Adige. E così fu.
Quindi già allora, l'Italia, era oggetto di “contesa”?Leggi tutto...

Teatro ragazzi al TBF: due Principi con la “P” maiuscola in arrivo

Sul palco del Trentino Book Festival 2013 prendono vita favole senza tempo. A Caldonazzo due appuntamenti da non perdere con due Principi che hanno fatto la storia della letteratura mondiale per l'infanzia, ma non solo. Con la storia del Principe Felice di Oscar Wilde e il Piccolo Principe di Antoine de Saint - Exupéry  la fondazione Aida mette in scena due spettacoli inediti, fedeli alla trama ma con iniziative teatrali succose. Storie che conosciamo un po' tutti, che hanno trovato nel corso della storia della narrativa infantile posto tra le più indimenticabili. Cosa c'è di meglio quindi per riscoprirle attraverso un filtro, quello del teatro, capace di stupire un pubblico che non conosce fasce d'età? Leggi tutto...

Mario Cagol e la Banda. Un Pinocchio come non lo avete mai sentito

Preparatevi ad un Pinocchio come non lo avete mai visto. E sentito. Perché quando fiaba e musica incrociano le loro strade, quello che possono partorire è qualcosa di speciale. Se poi a metterci la voce è Mario Cagol, le certezze cadono tutte ad un tratto.
Nel poema sinfonico “L'ultimo burattino”, ideato da Sergio Parisini e che vedrà la partecipazione del Corpo Bandistico di Caldonazzo, la musica accompagna una carrellata dei momenti salienti del libro di Collodi, sviluppando poi quella che altro non è che la metafora della vita, con le sue tentazioni, le sue promesse non mantenute, le sue amicizie a volte vere ed a volte false, ma che fanno tutte parte di un grande disegno, quello del destino. «Mi calerò personalmente in tutti i personaggi - commenta Cagol - che da sempre è una cosa che mi piace fare, cambiando voci, usandone di diverse. La possibilità poi di legarsi alla musica è sicuramente un elemento in poù per rendere particolare e inedita questa fiaba. Sarò gatto, volpe, l'impiccato che ghe la conta su … la storia bene o male rimane quella». Leggi tutto...

La rapsodia del Partigiano Johnny - Omaggio a Beppe Fenoglio (1922-1963)

Lo chiamavano Johnny perché amava la letteratura inglese, ma nel 1943 non c’era spazio per i libri. Solo fucili, spari e rappresaglie. Ma pur nel disordine della guerra, Johnny ambisce ad una disciplina e ad una bellezza. Per questo fa sempre un po’ di testa sua. Perché il mondo attorno non gli assomiglia nemmeno un po’. A cinquant’anni dalla scomparsa, il TBF ricorda Beppe Fenoglio e il suo indimenticabile romanzo incompiuto, con un evento letterario musicale in cui, alle vicende del partigiano Johnny si alternano altrettanto indimenticabili brani di Musorgskij e Gershwin.
Una produzione Trentino Book Festival e Civica Società Musicale.
Riccardo Gadotti con Daria De Tommaso - Lavinia Mezzanotti (pianoforte) e Silvio Barbanera - Alessandro De Tommaso (violino).

Antonia Dalpiaz, Italo Leveghi e l'Ensemble Victoria, quando poesia dialettale e musica si incontrano

Calcisticamente parlando, un'amichevole tra poeti dialettali. Questa la proposta di Antonia Dalpiaz e Italo Leveghi che apriranno il Trentino Book Festival 2013 con “Trentino Poetry Slam”, una “gara” simpatica di poesia, dove però il virgolettato è necessario. Sul palco i due poeti, accompagnati dalle quattro fisarmoniche dell'Ensemble Victoria, si faranno eco recitando i versi dei grandi poeti dialettali dei primi del '900, da Bepi Mor a Vittorio Fellini, da Carlo Nani a Marco Pola, da Umberto Cattani a d Arcadio Borgogno. Un gioco che diventa confronto tra poeti, temi solari e a volte ricchi di toni graffanti, per riscoprire una poesia nostrana da proporre alla nuove generazioni. Un tentativo anche di armonizzare poesia e musica, cercando di sviscerarne il significato più profondo, con l'obiettivo di assemblare il tutto in un unico linguaggio solare, piacevole e di alta qualità. «Abbiamo deciso di non puntare su un unico poeta - commenta Dalpiaz - ma di presentare una carrellata cronologia dei nostri più famosi dialettali che hanno dato il loro meglio nei primi anni del secolo scorso. Alla base c'è sicuramente il compito piacevole di intrattenere il pubblico con una poesia poco conosciuta ma molto bella, carica di significato, cercando di creare un'ora di gioiosità da condividere nel pomeriggio».Leggi tutto...

"Incontri. Dialogo fra immagini". Giulia Tamanini e Alessandro Toller

Tra le mostre proposte dal terzo TBF, una originale e intrigante: "Incontri . Dialogo fra immagini". La mostra nasce da un percorso di condivisione e apertura tra due realtà diverse ma molto vicine negli intenti che si incontrano e comunicano fra loro, creando un tutto significativo.
L'eterogeneità si combina in un intero, all'interno del quale le raffigurazioni dialogano silenziose.
Quattro dipinti sono stati utilizzati da Alessandro come "matrice" per la realizzazione delle sue fotografie e con quattro scatti Giulia ha dato vita alla loro trasformazione pittorica.
L'osservatore viene accompagnato nello svolgersi dell'esposizione da alcune didascalie che illustrano il modo in cui la dimensione pittorica e quella fotografica si intrecciano e prendono ispirazione l'una dall'altra.
Le opere si possono considerare sia singolarmente che in relazione, in un rapporto di equilibrio in cui ogni frammento sostiene l'altro.
Opere pittoriche: Giulia Tamanini - www.giuliatamanini.it
Opere fotografiche: Alessandro Toller - www.istantidiviaggio.it

Fulvio Ervas, viaggiare senza certezze, per poi fondersi

Un viaggio dove perdersi per ritrovarsi. Per fondersi. Per capirsi meglio. Lungo le strade nord e sudamericane padre e figlio, due mondi paralleli che cercano di unirsi là, dove scorre l'orizzonte. Quando Franco scopre che suo figlio Andrea “probabilmente è autistico” il mondo gli si sbriciola addosso. Quindici anni dopo, con puro spirito on the road, decide di sbarcare in terra americana e srotolare chilometri su chilometri lungo un viaggio senza certezze insieme al figlio, cercando di fare qualcosa di importante per lui, in un dialogo silenzioso, fatto di parole, brevi frasi scritte al computer, ma soprattutto di sguardi. Fulvio Ervas davanti ad uno spritz ha “raccolto” questa storia dallo stesso Franco, e ne ha fatto un romanzo (proclamato libro dell'anno 2012 dalla trasmissione “Fahrenheit” di Rai Radio3) chiaro, diretto, dove immagini ed emozioni ti attraversano la mente e il cuore. Con “Se ti abbraccio non aver paura” (Marcos y Marcos, pp. 319, 2013), Ervas ci regala una storia vera, il viaggio di una cavaliere che combatte per suo figlio e non si arrende, non smette di sognare.
Per quale motivo ha deciso di prendere in mano la storia di Franco e suo figlio Andrea? 
Franco voleva che rimanesse memoria di un viaggio importante, complicato, pieno di bisogni di libertà, che aveva fatto con il figlio. Mi ha cercato. Per undici mesi ho ascoltato la storia del viaggio, cercando di trasformare un  diario di viaggio in una storia più generale, che parlasse a molte persone di speranza, sfide, coraggio. Questo sono i romanzi: una narrazione che allarga l’orizzonte, trova le parole,  fissa nel tempo una esperienza importante.Leggi tutto...

Poletti e Monti, quando l'amore è grazia, come il battito d'ali di una farfalla

Pal è un “meccanico levabolle”, Cele una “ritoccatrice”. Lui, con le dita leggere e precise, rimodella la pelle metallica di automobili e strumenti musicali. Lei, con la macchina fotografica, fa “miracoli”, risalta l’anima delle persone. Dita che diventano leggere, come ali di farfalla. Affinità elettive che nascono in un oasi felice lontana dal caotico occidente, dove la guerra - siamo in pieno ventennio fascista - lascia il suo eco a giusta distanza, senza invadere la sfera vitale di chi ha deciso di trovare rifugio. Come l’amore omosessuale di Erasto e Assad, l’intraprendenza di Florinda, la saggezza di Antine, e le vite di altri personaggi che si intrecciano nel romanzo di Lorenza Poletti e Roberto Monti “Le farfalle in tasca” (Nuovaprhomos, pp. 212, 2013), immergendo il lettore nelle calde atmosfere tunisine, nei soffusi locali jazz di Chicago, tra le montagne della val di Non. Un romanzo che nasce da una “chattata” via Facebook, il primo libro nato da un “passaparola virtuale”. Abbiamo sentito Monti, coautore del libro.
Prima di tutto il titolo del libro, enigmatico …
Ad un certo punto del libro si racconta di come nella sua infanzia Pal andava sul prato a prendere farfalle, che per lui rappresentavano la grazia suprema. Qualcosa che metteva in tasca, per tenerla con sé: solo con passare degli anni maturerà l'idea che l'unica cosa che bisogna fare con la grazia è lasciarla libera. Inoltre, in una poesia scritta da Lorenza e inserita all'interno del romanzo, queste farfalle in tasca sono un po' come l'amore raggiunto dopo un incontro così inaspettata. Di fondo, però, rimane la metafora del viaggio un po' artificioso in questo posto fuori dal tempo, sospeso.Leggi tutto...

Gabriele D’Annunzio: quell'irresistibile bisogno del superfluo

Il Festival omaggia Gabriele D’Annunzio (1863-1938) nel 150° della nascita. Seguendo le contemporanee tendenze dell’arte europea, il Vate ha modellato la sua vita come un’opera d’arte e ha fatto confluire nella sua opera tutto il proprio vitalismo. Ha esplorato vari generi letterari con un linguaggio fortemente originale e suggestivo, esaltando nel modo più appariscente i caratteri dell’irrazionalità e del misticismo estetico senza tradire la sua più intima ispirazione naturalistica e sensuale. In questa mostra, i pannelli del Vittoriale di Gardone Riviera, guidano il visitatore all'interno di una vita "inimitabile"...
Arricchisce l'esposizione, una raccolta bibliografica curata dai Bibliotecari della Valsugana.

Andrea Tomasi e Jacopo Valenti, il libro nero degli abusi ambientali trentini

Fotografia di un Trentino dietro le quinte, avvelenato. Controlli inesistenti o pilotati, un amministrazione che storce il naso alle critiche, che giustifica con lo status di autonomia scelte che in alcuni casi stridono con i giudizi dei cittadini. La storia dei rifiuti velenosi stoccati nelle cave di Monte Zaccon e di Sardagna, i fumi carichi di diossine dell'acciaieria di Borgo è stata sulla bocca di tutti, e ancora si fa fatica a digerire. Ed è proprio per non dimenticare che i giornalisti Andrea Tomasi (A.T. nell'intervista) e Jacopo Valenti (J.V. nell'intervista) hanno deciso di raccogliere in “La farfalla avvelenata, il Trentino che non ti aspetti” (Città del Sole, pp. 158, 2013) tutti gli elementi che fossero in grado di offrire al lettore un quadro d'insieme di tutta la vicenda.
Quale peso ha il giornalismo d'inchiesta in Trentino? C'è libertà di “movimento”?
(J.V.) Gli esempi ci sono, anche nel giornalismo locale. Diciamo che però tutto è lasciato alla libera iniziativa del singolo cronista. Fare inchiesta costa fatica. Si tratta di voler investire tempo. E la stampa è forse troppo spesso concentrata nel racconto dell’attualità. Certo ci sono delle eccezioni, anche guardando oltre i quotidiani. Pensiamo ad alcune inchieste del mensile QuestoTrentino o del settimanale Vita Trentina, ma si tratta di organi di informazione meno incentrati sul quotidiano e più sull'approfondimento. Libertà di movimento ce ne sarebbe. Ovviamente anche il Trentino ha le sue lobby ed i suoi grumi di potere, ma la libertà di raccontare non è limitata.Leggi tutto...