Simonetta Agnello Hornby: a Mosè, un viaggio del palato tra i piatti di un tempo


Simonetta Agnello Hornby ci invita a sedere alla tavola di Mosè. Lo fa raccontando una serie di occasioni di convivio, mostrandoci i prodotti di stagione e accompagnandoci nella scelta del menù. Trasformando i resti in pietanze squisite, l’autrice riporta alla luce le ricette tramandate da cinque generazioni, oltre a quelle segrete delle monache. Un percorso iniziatico verso la luminosa sala da pranzo, dove ogni ornamento trova il suo posto e ogni ospite è invitato a sentirsi a proprio agio, per facilitare la conversazione. Tutto questo nelle pagine del libro “Il pranzo di Mosè” (Giunti), che l’autrice presenterà al Trentino Book Festival 2015. In attesa della sua partecipazione, le abbiamo girato di consueto alcune domande alle quali cortesemente ci ha risposto.

Quanto spazio occupa l’arte del cucinare nella sua vita?
Cucinare non è un’arte, ma un attività fondamentale dunque necessaria per gli esseri umani, gli unici che cucinano quello che mangiano. Mangiare è essenziale alla vita, e, come coprirsi il corpo per proteggerlo dal clima e dalla natura, può avere aspetti artistici, come è evidenziato dalle tavole imbandite, da pietanze servire sontuosamente e da capolavori di scultura degli chef. Anche il vestire può assurgere ad arte nell'alta moda.

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Paolo Crepet racconta la gioia di educare


Mai come oggi una generazione di giovani vive altrettanto benessere e disarmante vulnerabilità. Ragazze e ragazzi cresciuti senza conoscere il senso della frustrazione e del dolore, che tentano di sopravvivere aggrappati a un presente imbalsamato di privilegi, terrorizzati da un futuro insicuro. Identità fragili alle prese con famiglie fragili.
Da anni Paolo Crepet viaggia lungo l'Italia incontrando genitori, studenti, insegnanti, educatori, per comprendere i motivi di questa crisi silenziosa che attraversa la scuola e la famiglia.
Venerdì 12 giugno, Crepet sarà al Trentino Book Festival per parlarci della gioia di educare. Perché come dice lui: «Educare vuol dire tirare fuori da ognuno il talento che ha».

Roberto Innocenti: un plastico tuffo nella fantasia dei libri illustrati


Fare due chiacchiere con Roberto Innocenti ti può trascinare in quel mondo che lui solo sa raccontare, attraverso le sue immagini. Illustratore italiano di fama internazionale, artista autodidatta che ha saputo esprimere a fondo il proprio talento, Innocenti è riuscito a raccontare attraverso le sue tavole fiabe sedimentate nella tradizione mondiale con un piglio innovativo. Tra i numerosi premi internazionali ricevuti, nel 2008 il prestigioso “Premio Hans Christian Andersen” come migliore illustratore, l’unico italiano ad ottenerlo. Tra le sue fila Cenerentola, Cappuccetto Rosso e il libro illustrato che l’ha consacrato, la Rosa Bianca. Ecco allora che anticipando la sua partecipazione al Trentino Book Festival gli abbiamo rivolto alcune domande, alle quali l’artista non ha tardato a rispondere.
 
Quali sono gli aspetti che regolano la convivenza tra testo scritto e illustrazioni?
Gli aspetti sono molteplici, ma le regole sono affidate al “buon senso”, ai gusti, alla cultura e all’esperienza dell’illustratore. Nei classici o nella didattica, l’illustrazione è una interpretazione creativa o una spiegazione figurativa chiarificatrice (da qui deriva l’illustrazione). Nell’interpretazione dei testi preesistenti ci può essere molta creatività e invettiva, ma aderente al testo. I classici di solito pretendono conoscenza e documentazione, dai libri, come dai films, altre forme narrative rivolte al pubblico.

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Stefano Benni sarà "Cyrano" al TBF15

Stefano Benni porta al Trentino Book Festival una delle grandi storie della letteratura internazionale: il Cyrano de Bergerac. Un reading che parte dalla riscrittura del testo di Rostand realizzata dallo stesso Benni per il progetto Save the story, frutto della collaborazione tra la Scuola Holden e il Gruppo Editoriale L'Espresso. In questa sua nuova avventura sarà accompagnato dalla giovane e talentuosa pianista Giulia Tagliavia. Una lettura capace di raccontare la storia di Cyrano e della sua amata Rossana anche a un pubblico molto giovane, un incontro che, nell'unione di musica e parole, sarà in grado di emozionare e ricordare quanto sia importante coltivare l'amore per i libri. Tutto questo il 12 giugno, alle 21.30
Stefano BENNI, la mattina dopo, sarà lieto di incontrare il pubblico del Festival... Restate sintonizzati per i dettagli...

Furio Colombo: Pier Paolo Pasolini mi disse: "Siamo tutti in pericolo"


“Perché siamo tutti in pericolo”. Con queste parole che ancora oggi ci tempestano la testa, Pasolini chiudeva quella che sarebbe stata la sua ultima intervista. Profetiche riflessioni di cui è diventato custode Furio Colombo, che proprio a poche ore dall’omicidio dello scrittore, raccolse una breve intervista ora raccolta in “L’ultima intervista di Pasolini” (Avagliano), introdotta da un saggio di Gian Carlo Ferretti. Una testimonianza importante, che rende omaggio ad una delle figure più importanti del panorama letterario del secolo scorso. In attesa della partecipazione al Trentino Book Festival, abbiamo realizzato una breve intervista con Colombo.

 Quello che impressiona il lettore è la visione “profetica” di Pasolini. Un episodio o ci sono mai stati altri precedenti in cui l’intellettuale bolognese aveva dato “segnale” di questa sua capacità?
Ci sono stati molti precedenti in due sensi. Lo scrivere di Pasolini era tutto in anticipo rispetto al suo tempo, basti pensare ai due celebri corsivi apparsi in prima pagina sul Corriere della Sera diretto a quel tempo da Piero Ottone: uno era il famoso testo “delle lucciole”, ovvero un’incredibile anticipazione di tutti i temi ecologici che sarebbero poi diventati centrali, importanti e notati da scrittori e politici soltanto 20 anni dopo. Il secondo testo è l’ancora più celebre corsivo “Io so chi è il colpevole, ma non ho le prove” in cui ha drammaticamente anticipato un’epoca in cui finisce una subordinazione al potere che ha tenuto “ferme” non soltanto le persone normalmente conformiste ma anche coloro che per principio o attività prescelta facevano opposizione (persino i comunisti!). Il tono che può apparire profetico di certe risposte alla mia intervista sono state tipiche di un personaggio che è sempre stato davanti al suo tempo e che aveva un notevole senso di premonizione chiaramente intellettuale, piuttosto che interiore, che gli ha permesso una veloce lettura della società capace di anticipare i fatti.

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Fiorenzo Degasperi: sulle tracce del Sacro con San Romedio

 San Romedio, o Sankt Romedius vive a cavallo di leggenda e storia. La testimonianza del sacro nel profano, una realtà che la storiografia contemporanea, tranne la parentesi tedesca, fatica ad inquadrare. Eccoci allora proiettati in una scenografia che ci riporta ad un territorio vergine, incontaminato, selvaggio e a Romedio, che si trova in compagnia di un popolo spaventato, pellegrino in un territorio che si affida a preghiere e gesti, guarigioni e ossessioni, al cospetto del giudizio divino.  Fiorenzo Degasperi, con “San Romedio, una via sacra attraverso il Tirolo storico”, segue le tracce di questo santo venuto da lontano, da Thaur e il vicino santuario – monastero di St Georgenberg, nella valle dell’Inn, fino alla forra anaune dove innalzerà il suo eremo su un antico luogo di culto. A presentarci questa nuovo punto di vista della “geografia del sacro” l’autore che, in questa breve intervista, racconta la sua ultima fatica letteraria, in attesa di proporla al Trentino Book Festival 2015.
 
 Cosa distingue il "suo" San Romedio da quello tramandato e raccontato dai suoi predecessori? Innanzitutto la bibliografia in lingua italiana su San Romedio è assai striminzita: moltissimi i dépliant e i volumetti di poche pagine, ma se parliamo di libri essi sono molto rari. Invece nell’area tirolese – quindi di lingua tedesca – ne troviamo, nel corso dei secoli, molti di più.

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Aldo Cazzullo al TBF15: la Grande Guerra attraverso gli occhi dei nostri nonni


Chi sono gli eroi della Grande Guerra? Re, imperatori, generali? Oppure come crede Aldo Cazzullo i fanti contadini, i nostri nonni. Chi, quindi, la guerra l’ha vissuta veramente, sulla propria pelle, conservandone la memoria non solo nelle ferite che stanno in superficie, ma nel profondo del loro essere. Per questo l’autore con “La guerra dei nostri nonni” (Mondadori) ha deciso di condurre il suo lettore in un conflitto che ha visto partecipi non solo gli uomini, ma anche quel seme di emancipazione femminile che segnerà un’epoca, le storie delle nostre famiglie. Le testimonianze di crocerossine, prostitute, portatrici, spie e persino soldatesse in incognito, incrociano quelle di alpini, arditi, prigionieri, poeti in armi. In attesa della sua partecipazione al Trentino Book Festival 2015 (sarà lui ad animare l'evento inaugurale, venerdì 12 giugno, assieme al Coro La Tor e agli Alpini del Trentino), abbiamo girato alcune domande all’autore, per muovere i primi passi all’interno di questo libro prezioso e raro.

 Quanta differenza emerge tra quello che ci raccontano i libri, saggi di storia e le testimonianze che ha raccolto?
Non ho la pretesa di emendare i saggi classici sulla grande guerra, ma di integrarli. Ho cercato di raccontare la guerra con gli occhi di coloro che l’hanno fatta. Non volevo raccontare nei dettagli le battaglie sull’Isonzo o le ragioni geopolitiche della guerra; volevo dare voce ai nostri nonni, che hanno vissuto sofferenze che oggi noi non riusciamo nemmeno a immaginare. Credo che salvare le memorie della Grande Guerra sia un dovere nei confronti dei fanti che non ci sono più, e possa essere utile anche ai nostri giovani; che hanno davanti a sé grandi difficoltà, ma non devono pensare che le generazioni precedenti abbiano avuto la vita facile. Recuperare la forza morale con cui i nostri nonni vinsero la Grande Guerra può giovare anche a noi per vincere a nostra volta la guerra contro la crisi e il degrado morale del nostro Paese

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Loreta Failoni: quando nel silenzio di un bambino si annida l'incubo più assurdo




Un bambino apparso dal nulla, mentre cammina sulla E18, l’autostrada che porta a Stoccolma. Un bambino senza identità, sano all’apparenza, ma a cui manca la parola, che viene affidato ad una coppia in attesa di adozione. Tutto scorre tranquillo fino a quando Lars, il padre adottivo, giornalista del “Svenska Dagbladet”, viene falciato in Afghanistan con alcuni colleghi. Emily, la mamma adottiva, si rifugia sull’isola di Gotland, con il bambino. Una pace apparente che si trasforma presto in un incubo: l’anziano vicino di casa viene aggredito e ridotto a fin di vita e anche madre e figlio, senza un filo logico, entro nel mirino di un gruppo neonazista. Questi gli ingredienti di “La voce della paura” (Reverdito), avvincente romanzo giallo che l’autrice, Loreta Failoni, presenterà al pubblico del Trentino Book Festival 2015.


 Cosa l’ha spinta a inserire una tematica così delicata come il neonazismo nella trama del giallo?
Non possiedo certo una monumentale cultura storica, ma le vicende del popolo ebraico mi hanno sempre interessato. Le persecuzioni a cui questo popolo è stato condannato nel corso dei secoli e che hanno avuto l’apice nella Shoah hanno rappresentato per me il punto più basso che l’umanità abbia mai toccato nella storia. Credo sia indispensabile ricordare, raccontare e tramandare la memoria in modo che non possano ripetersi simili atrocità. Nel primo romanzo “La bisettrice dell’anima” il periodo storico è quello della seconda Guerra Mondiale e la vicenda ebraica fa da sfondo a una storia di amicizia e di …numeri. Ne “La voce della paura” ho scelto un’ambientazione attuale proprio per denunciare il ritorno di ideologie malate, neonazismo e antisemitismo, che soprattutto nell’Europa del Nord, tra le pieghe del benessere, riesce ad attecchire. Come hanno spesso sottolineato i professori che mi hanno invitato a parlare ai loro ragazzi nelle scuole, in occasione della Giornata della Memoria, servono ai ragazzi queste “storie”, più dei saggi storici, per capire il pericolo di certe ideologie. Mi ha spinto quindi Il desiderio di raccontare, di tenere alta la guardia rispetto al tema della Shoah e della persecuzione del popolo ebraico e soprattutto dell’antisemitismo strisciante che sta cercando di rialzare la testa, che in alcuni paesi sta assumendo contorni preoccupanti nei confronti dei quali è importante raccontare per combatterlo con l’unica arma davvero efficace: la parola.

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Gustavo Corni ed Enzo Fimiani: un dizionario della grande guerra come "luogo di memoria"

C’è un passaggio obbligato per comprendere la Grande Guerra. Un labirinto percorso da nomi, luoghi, eventi in cui troppo spesso il rischio è quello di perdersi. Ecco allora che arriva in soccorso il Dizionario della Grande Guerra” (Textus Edizioni Collana) che attraverso una ricca cronologia sistematica, accompagnata da una serie di schede di approfondimento, un apparato iconografico e un lemmario suddiviso in sei grandi aree tematiche (dagli stati coinvolti alle eredità) e molto altro, dà la possibilità al lettore di intraprendere il proprio itinerario. In attesa dell’arrivo al Trentino Book Festival 2015 dei due autori, abbiamo realizzato come di consueto una breve intervista con Gustavo Corni (uno dei due coautori, l’altro è Enzo Fimiani), che ci ha parlato di questa nuova e innovativa pubblicazione.

 Qual è il "valore aggiunto" del "Dizionario della Grande Guerra" rispetto a testi di questo genere che l'hanno preceduto?
Il Dizionario si presenta con una sua specificità all'interno del ricco panorama di nuove pubblicazioni (in molti casi traduzioni di opere straniere) uscite in questo primo scorcio del centenario. Non è infatti una monografia, né un'opera d'assieme sul conflitto. Non pretende di esserlo. Più modestamente, ma anche più precisamente, intende essere uno strumento di lavoro, agile, ma ricco, per chiunque sia alla ricerca di qualche informazione veloce, di verificare una data, di scoprire qualche curiosità su un personaggio. Quindi, uno strumento di lavoro, che spicca proprio per questa caratteristica. E' infatti l'unica opera del genere disponibile per il pubblico italiano. Ci sono altre enciclopedie (o denominate in modo simile). Ma si tratta più propriamente di raccolte di saggi, di soliti piuttosto brevi, su singoli aspetti.

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Brunamaria Dal Lago Veneri: "Numina Rustica", un viaggio tra sacro e profano

Un viaggio tra sacro e profano, passato e presente, alla ricerca dei santi e delle sante del "popolo". Un intreccio di storie e leggende, che si mescolano tra contaminazioni nazionali e linguistiche, martirologi e tradizioni orali, fino a toccare la vita di grandi e noti padre della chiesa, come S. Ambrogio, fino ai "santi del ghiaccio", molto più conosciuti tra le nostre montagne che nelle grandi metropoli. Figure semisconosciute, sbocciate nell'immaginario collettivo, che Brunamaria Dal Lago ha scelto di riunire in unico corpus dove martirologi e miti sono elencati lungo quel calendario "popolano", guidato dalla natura e non da date prestabilite. Per questo "Numina Rustica" (Edizioni Alphabeta Verlag) apre gli occhi del lettore su una realtà tutta da scoprire, da investigare. In attesa della sua partecipazione, come è ormai nostra usanza, abbiamo rivolto alcune domande all'autrice ... un piccolo assaggio per solleticare l'interesse.  

Quale contributo propone il suo libro all'attuale ricerca agiografica?
Il fatto è che questo tema dei santi, mediatori tra umano e divino, mi ha da sempre molto intrigata e il motivo per cui ne ho voluto scrivere senza per questo pensare di aver portato un contributo alla agiografia tanto numerosa e puntuale.
NUMINA RUSTICA "illumina" chi ne legge le pagine sullo stretto legame tra tradizione popolare e culto dei santi. Esaminando i due aspetti, quale sopravvive ai nostri giorni?
Certo io ho letto I miei santi nella “religione del popolo delle zone che ho preso come campione” dove il legame fra tradizione popolare, antiche religioni e culto dei santi è molto forte.

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Quinta Edizione "under construction"

Ebbene sì, siamo al lavoro sulla V edizione del Festival.
Abbiamo già belle cose e ottimi nomi in calendario e altre possibilità, piccole e grandi, che bollono in pentola.
Continuate a seguirci su questo sito e sulla nostra
pagina Facebook.
A breve – se siete bravi – cominceremo a rivelare qualcosina…

IL FESTIVAL È SEMPRE PIÙ BLU. Arrivederci al 2015

SPUMEGGIANTE QUARTA EDIZIONE A CALDONAZZO: TANTI OSPITI, MUSICA E DUE GRANDI PROTAGONISTI: DARIO FO E IL PUBBLICO.

Caldo estivo e freschi acquazzoni si alternano capricciosi sul mondo della manifestazione più attesa per gli appassionati di lettura (e non solo). Nessun problema, ci pensano i volontari in blu – le mitiche “Balene di montagna” coordinate dall’ideatore ed organizzatore Pino Loperfido - a dispensare informazioni ed indicazioni sullo svolgimento degli incontri programmati. Il filo conduttore di questa quarta edizione (“Un luogo in cui sentirsi liberi”) scorre costante e ritorna in tutti i luoghi del festival, esaltando la volontà dell’uomo ad uscire dalle strette maglie delle convenzioni per dedicarsi ad un arricchimento ed a un accrescimento così importante come la lettura.

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Si va ad incominciare!!! Diretta su Facebook

Si va ad incominciare!!!
Nelle prossime ore, seguite la nostra diretta sulla pagina Facebook Ufficiale!!!


Giulio Mozzi: come diventare scrittori nell'epoca in cui scrivono tutti?

Nella cultura del mordi e fuggi poteva non cascarci il libro? Nella giungla dei tornei letterari, dei talent show televisivi e le piattaforme web che sipubblicizzano col motto “Se l’hai scritto, va stampato!”, dov’è finita la selezione, quel darwinismo culturale? A farsi friggere, si potrebbe azzardare,basta darsi un’occhiata in giro. Come allora si diventa scrittori in un’era incui scrivono tutti? Come farsi “aiutare”? Ce lo spiega al Trentino Book Festival Giulio Mozzi che, mediato da Amedeo Savoia e Carlo Martinelli, venerdì 13 giugno alle 19 al Blue Coffe Bar incontrerà il suo pubblico, all’insegna del confronto e del dibattito In attesa della sua partecipazione alla kermesse letteraria, gli abbiamo girato alcune domande.
 
Quando un editing è fatto "bene" e quando invece è fatto "male"?
Il lavoro di editing può essere paragonato al lavoro di restauro. E' fatto "bene" quando è rispettoso dell'oggetto; è fatto "male" quando viola l'oggetto.

Tra talento e ispirazione cosa conta di più?
La costanza.

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Roberta Bruzzone e Red Ronnie: ecco perché Chico Forti è innocente

Perché Forti non ha ucciso Dale Pike e a “urlare” la sua innocenza ci sono molte prove. Roberta Bruzzone le ha raccolte, studiate, analizzate attraverso gli atti processuali, in quello che è il suo ultimo libro “State of Florida vs Enrico Forti: il grande abbaglio” (Curcu & Genovese), una cronistoria di quello che alla luce dell’autrice è un incredibile errore giudiziario. Un errore che ha mandato in frantumi i sogni di Forti, trascinandolo dietro le sbarre di una prigione nelle paludi delle Everglades della Florida. Anticipando la sua presenza al Trentino Book Festival 2014 sabato 14 giugno alle 12.15, Roberta Bruzzone (B: nell’intervista)  ha risposto alle nostre domande insieme a Red Ronnie (R: nell’intervista) che, presente anche lui all’appuntamento col pubblico alla kermesse, da tempo e alla testa di un movimento che ha smosso l’interesse pubblico e mediatico riguardo questa vicenda.

(B) Negli ultimi tempi sembra ci sia un “risveglio” della politica estera italiana nei confronti del caso di Chico Forti. Come interpreta questo pensiero dopo 14 anni di dibattito?
Al momento si tratta solo di parole mandate al vento e le iniziative politiche hanno portato a poco di concreto, tanto che non hanno avuto nessun seguito negli Stati Uniti dove si sta svolgendo la vicenda giudiziaria. Fino ad oggi, a parte qualche proclama più o meno convincente sotto il profilo politico, ma che non ha mai portato a qualcosa di interessante sotto il profilo giudiziario.

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Dario Fo: "La cultura è il fondamento della nostra società..."



"La cultura è il fondamento della nostra società...": non volendo, Dario Fo ribadisce uno dei motti del TBF.
Ecco, dunque, un piccolo spezzone dell'intervista che il Maestro ha rilasciato in esclusiva, nella sua casa di Milano, – il 23 maggio 2014 – al Trentino Book Festival, in vista dello spettacolo di venerdì 13 giugno al Palazzetto di Caldonazzo (inizio ore 21).

L'intervista completa andrà in onda domenica 1 giugno, alle 9.45 ca. sulle frequenze regionali di Rai Tre (e forse anche su quelle nazionali...).

Ricordiamo che le prevendite di "In fuga dal Senato" su
www.primiallaprima.it e in tutte le Casse Rurali di Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Paolo Ghezzi: "Rosa Bianca", abbecedario della giovane resistenza

Libertà .” Freiheit”. Una parola preziosa, svuotata più volte del suo senso. Una parola censurata dai totalitarismi, impetrata da qualsiasi forma di resistenza. L’hanno stampata sui loro sei volantini, i ragazzi della “Rosa Bianca”. L’ha gridata Hans Scholl prima di morire, l’ha scritta Sophie, sua sorella, sul retro del suo capo d’imputazione per alto tradimento. Una parola che ancora oggi ci trasmette quella giusta inquietudine, obiettivo di una generazione spezzata. Paolo Ghezzi ritorna a parlare della “Rosa Bianca” con “La Rosa Bianca non vi darà pace”, libro che lo stesso autore presenterà al pubblico del Trentino Book Festival domenica 15 giugno. Abbiamo rivolto alcune domande all’autore.

Parole come “libertà” e “onore”, recuperate dalla “Rosa Bianca” perché svuotate dal loro senso, anche oggi sembrano aver perso valore. Ci vede un parallelo?
Sicuramente siamo davanti ancora oggi ad una banalizzazione del termine libertà e direi una totale rimozione del termine onore, del concetto di onore. La banalizzazione della libertà è descritta bene dalla moltiplicazione “delle” libertà, della “serie” infinta di libertà che hanno occultato il valore della libertà con la “L” maiuscola, che invece per i ragazzi della “Rosa Bianca” era fondamentale. Una libertà di parola, di pensiero, di associazione , che con un termine globale potremmo definire di “espressione”. Una parola che nel contesto storico nazista però venne subito condannata e repressa. La nostra società è portata a banalizzare il concetto di libertà perché è dato per scontato che ci sia, senza sentire il bisogno di renderne grazie. Per questo alcune volte viene usata anche per ribadire cose del tutto inutili e influenti. L’onore è un altro discorso, un concetto non più radicato per morivi vari. Per i ragazzi della “Rosa Bianca” l’onore era una responsabilità intellettuale da riacquisire, un onore strettamente connesso alla loro rivendicazione di libertà. Due parole che vanno molto bene insieme, che hanno un legame molto stretto.

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Carlotta Zavattiero: in una nazione "malata" di gioco hi diventa la vittima? Chi è il colpevole?

Siamo sicuri che grattare la strisciolina argentata di un Gratta e Vinci sia un gesto innocuo come sembra? Eppure la rete del gioco d’azzardo è fittissima, le maglie sono molto strette: nel 2010 si contavano 16300 punti vendita di giocchi pubblici, 284 sale da Bingo, 998 agenzie, 41 ippodromi, 80mila esercenti commerciali con tanto di slot machine e 4 casinò ufficiali. E più la rete è stretta, meno è il guadagno che si percepisce: sull’intera giocata il 65% va allo Stato, l’8% all’esercente, il restante al giocatore. Un settore comunque che non conosce crisi, che nonostante la recessione non ha mai subito una battuta d’arresto. Un argomento “scomodo”, che fosse non doveva essere trattato. Ecco perché al Trentino Book Festival 2014 arriva “il libro che non c’è” (permettete la licenza poetica), un puntuale lavoro d’inchiesta della giornalista Carlotta Zavattaro, che a pochi mesi dalla sua pubblicazione è stato tolto dal commercio. Il titolo “Lo Stato bisca” è già qualcosa di paradossale, ed è per questo che sabato 14 giugno alle 20 siete tutti invitati al Blue Coffee per partecipare al dibattito. Nell’attesa abbiamo girato qualche domanda all’autrice. 

A poco più di quattro anni dalla pubblicazione del libro, qualcosa è cambiato nel bene o nel male?
Il cambiamento più rilevante è che dal primo dicembre 2012 l’Aams, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di stato, che regola il comparto del gioco pubblico e del tabacco in Italia, è stata incorporata dall’Agenzia delle dogane che ora ha assunto la nuova denominazione di Agenzia delle dogane e dei monopoli. Una circolare del dicembre 2012 firmata dal vicedirettore dell’Agenzia, Luigi Magistro, ribadisce in parte quanto già contenuto in altre due circolari del 2009. Si tratta di alcune prescrizioni ai fini della prevenzione del fenomeno del gioco compulsivo: indicare le probabilità di vincita, vietare il gioco ai minori di anni 18, inserire formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica di giochi con vincita in denaro, limitare la pubblicità.

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Pietro Arrigoni, con i ragazzi del Teatro San Domenico, letteratura e teatro nei "Karamazov"

Tornano a Caldonazzo i ragazzi del Teatro di S. Domenico di Crema, guidati dal professore Pietro Arrigoni. Questa volta a calare il palco saranno “I Fratello Karamazov” venerdì 13 giugno alle 21, inseriti nella splendida e suggestiva cornice della Corte Celeste. Dopo aver già pubblicato sul nostro profilo facebook le varie anticipazioni, eccoci pronti a pubblicare una breve intervista girata al regista Arrigoni, al quale abbiamo rivolto alcune domande in merito allo spettacolo.
 
Qual è la genesi di questa nuova piece teatrale?
È stata una sfida complessa rivisitare ed adattare un romanzo di 800 pagine come “I fratelli Karamazov”, pietra miliare della letteratura russa. Una sfida che è stata affrontata in maniera entusiasmante dagli allievi del corso che hanno dimostrato tutta la loro intelligenza nelle fasi di lavorazione e progettazione.
 
Come è strutturato lo spettacolo?
Il pezzo teatrale, che si basa unicamente sulla parte finale del romanzo, quella relativa al processo, si serve di una serie di flash back che aiutano il pubblico a ricostruire il pregresso della vicenda, inserendo ogni tanto delle narrazioni in grado di coinvolgere in maniera più diretta lo spettatore.
 

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Andrea Vitali: quattro sberle per un romanzo che "lascia il segno"...

A Bellano, nel 1929, il prurito alle mani è pane quotidiano. Qualcosa di endemico, che scorre sotto la pelle del maresciallo dei carabinieri Maccadò, per quanti continuano a lanciare profezie circa il sesso di suo figlio, o che crea scintille tra l’appuntato siciliano Misfatti ed il brigadiere sardo Mannu. Per non parlare di quel giovane aiutante del prete, appena arrivato in paese, riservato, timido passando a i manrovesci che possono arrivare efficaci e dannosi anche se inviati in forma anonima alla caserma dei carabinieri. Qualcuno, infatti, non ha perso tempo nell’informare la forza pubblica che un personaggio conosciuto e di spicco si dedica a piaceri proibiti. Una serie di intrecci che Andrea Vitali ricostruisce nel suo nuovo romanzo “Quattro sberle benedette” (Garzanti, 2014), dove il lettore ancora viene accompagnato tra le chiacchiere di un piccolo borgo nel quale nessuno ha diritto ad un minimo di riservatezza. In attesa dell’incontro con Vitali al Trentino Book Festival 2014, sabato 14 giugno, abbiamo girato all’autore alcune domande per una breve introduzione a questo nuovo romanzo.
 
C’è tra le righe del romanzo un invito alla tolleranza? Ci può stare?
Ci può stare e ci deve stare, soprattutto perché mi sembra uno ingredienti indispensabili per una convivenza pacifica e  solidale  per chiunque, una cosa che ritengo fondamentale non solamente nelle “cose scritte” ma anche nelle nostre pratiche quotidiane. A maggior ragione l’esperienza trentennale di medico mi ha confermato quanto la tolleranza possa influenzare la propria visione di vita. Punto e basta.

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Duccio Facchini: per Stefano Cucchi un'inchiesta che parte dai "vinti"

Un'inchiesta da parte dei "vinti". Una ricostruzione puntigliosa della vicenda Cucchi per recuperare tutte quelle testimonianze accantonate, scomode, per rompere il muro di omertà che circonda ancora oggi la morte - a distanza di cinque anni - la morte di Stefano, obliata come “presunta morte naturale”. Con “Mi cercarono l’anima: storia di Stefano Cucchi” (Altreconomia, 2013) il giornalista Duccio Facchini accompagna il lettore - minuto per minuto - all’interno di questa vicenda giudiziaria, alla ricerca di questo pestaggio  (riconosciuto) che ancora oggi rimane “orfano” dei suoi esecutori. In attesa dell’appuntamento col Trentino Book Festival, sabato 14 giugno alle 11, dove è prevista anche la presenza di Rita e Giovanni Cucchi,  abbiamo girato alcune domande all’autore. 
 
Quale impatto ha avuto nei confronti dell’opinione pubblica il caso di Stefano Cucchi?
La vicenda di Stefano Cucchi ha lasciato un’impronta positiva, se di positività possiamo parlare, tra l’opinione pubblica, per quanto riguarda soprattutto la presa di coscienza di una condizione di disagio subita il più delle volte da chi soffre una condizione di debolezza ma che subisce una forte ingiustizia in quanto considerata persona portatrice di un’inferiore dignità, una persona che fa parte di quella larga schiera di  “ultimi”.

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Simone Cristicchi: nel "Magazzino 18" le storie di italiani, esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia

Nel Magazzino 18 di Porto Vecchio a Trieste c’è la memoria di un popolo. Lettere, fotografie, diari, reti da pesca, sedie aggrovigliate “come ragni di legno” da sessant’anni riposano nel completo abbandono. Sono ne le masserizie che furono consegnate al Servizio Esodo dai loro proprietari, gli italiani d’Istria, Fiume, Dalmazia un attimo prima di diventare esuli. Circa 350mila persone costrette a lasciare la loro terra in ragione del Trattato di pace del 10 febbraio 1947, quando quel pezzo d’Italia finì tra le mani di Tito.  Eppure è storia recente. A Simone Cristicchi è bastato aprire le porte del “Magazzino 18” per riprenderne in mano i ricordi e intrecciarli. Lo abbiamo intervistato per lasciarci introdurre allo spettacolo che presenterà al pubblico del Trentino Book Festival 2014 la  sera di sabato 14 giugno.
 
Nel libro il “Magazzino 18” diventa un’enorme amnesia. Causata da chi?
Questo silenzio nasce da una serie di cause concomitanti. La prima causa è di tipo politico perché all’indomani della seconda guerra mondale l’Italia, grazie alla Resistenza, ai partigiani, agli Alleati si presentava come un Paese vincitore.

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Gianrico Carofiglio: in equilibrio instabile lungo i "bordi" della vita

Enrico è uno scrittore che dopo il suo primo successo, non riesce più a scrivere nulla di suo, e per vivere diventa un “ghostwriter”. Un uomo sul “bordo” di una voragine, in bilico, fermo nello stesso punto in cui si è lasciato alle spalle il proprio passato. La ricerca di un nuovo equilibrio che lo riporta nella sua vecchia città, Bari. Un viaggio a ritroso verso quel “Bordo vertiginoso delle cose”,  che dà il titolo al nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio (Rizzoli, 2014), luogo da cui le strade si diramano e la giovinezza perde la sua innocenza. In attesa del suo incontro col pubblico del Trentino Book Festival 2014, la mattina di domenica 15 giugno, gli abbiamo rivolto alcune domande riguardo la sua ultima fatica letteraria.

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Il Premio Nobel Dario Fo di scena al TBF14 con "In fuga dal Senato"

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C’è chi crede nella politica come servizio. C’è chi la politica la fa solo per mestiere. Quando Franca Rame decide di mettere nero su bianco la sua esperienza in Senato, ne esce uno scenario politico grottesco, tragicomico. Quasi un testamento morale al quale lavorerà fino a quando le forze glielo permetteranno. Ora quel libro è diventato un pezzo teatrale. “In fuga dal senato” sta girando in teatri di tutta Italia. A farsi portavoce suo marito, il premio Nobel alla letteratura nel 1997, Dario Fo, che calcherà anche il palco del Trentino Book Festival 2014 la sera di venerdì 13 giugno, per proporre al pubblico questa sua ennesima fatica teatrale. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo in anteprima. Una voce fiera, vivace, carica, ci ha risposto al di là della cornetta, nella sua casa di Milano.

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Trentino Book Festival 2014 fa poker, ma non si accontenta solo di quattro assi

Dal 13 al 15 giugno ritorna a Caldonazzo la kermesse letteraria: Dario Fo, Sveva Casati Modignani e Simone Cristicchi tra i protagonisti.


Semplice dire che ogni libro è una testimonianza. Retorica. Questa nuova edizione del Trentino Book Festival, dal 13 al 15 giugno di scena a Caldonazzo, è pronta a lasciarne non una, ma più, come nel suo stile. A partire dai protagonisti di questa IV edizione, che anche quest’anno ha le carte in regola per soddisfare ogni “palato”. Ecco allora Dario Fo, custode menestrello che porta in scena il suo nuovo spettacolo la sera di venerdì 13 giugno sul palco del Trentino Book Festival, presentando anche il suo ultimo libro, “La figlia del papa”, seguito dalla sottile e delicata penna di Sveva Casati Modignani presente il pomeriggio del 15 giugno e il ricordo degli esuli istriani raccolto da Simone Cristicchi con “Magazzino 18” (sabato 14 giugno), oltre ad altri autori che negli ultimi tempi stanno trovano con merito riscontro tra la platea di lettori come Andrea Vitali e Gianrico Carofiglio. Parlavamo di testimonianza, di tracce. Tracce che spesso sono ferite. Ferite ancora aperte, come la strage di piazza della Loggia Brescia affrontata nel suo ultimo da Benedetta Tobagi, il caso di Chico Forti su cui ha lavorato Roberta Bruzzone, la morte di Stefano Cucchi presa in esame da Duccio Facchini, che presenteranno nel corso della kermesse i loro ultimi lavori.

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Brescia 1974, la strage impunita. Intervista esclusiva a Benedetta Tobagi

Quella di piazza della Loggia a Brescia è una ferita che sanguina ancora. Quello strappo profondo innescato il 28 maggio 1974 attraversa le coscienze di chi cerca ancora di fare chiarezza su quello che è accaduto. Otto persone, otto croci, tra cui Livia, una giovane insegnante d’italiano che ama la poesia. Benedetta Tobagi con “Una stella incoronata di buio” (Einaudi, 2013) ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio all’interno di quella strage impunita, cercando di trovare la verità al di là di una data e un luogo da ricordare. In attesa di incontrarla venerdì 13 giugno alle 17.45 al Trentino Book Festival 2014, le abbiamo rivolto alcune domande a proposito del suo libro.

Può un libro (come il suo) rendere giustizia ad una strage impunita?
La parola di giustizia attesa dai tribunali è insostituibile. Il racconto può sottrarre all'oblio una strage impunita, come pure le vite che essa ha spezzato. illuminare i meccanismi che hanno prodotto l'impunità, offrire una lettura complessa e articolata degli avvenimenti, perché offrano una chiave di lettura degli eventi passati, e, di riflesso, del presente... Il racconto può fare tutto questo, e in questo, forse, risiede la forma di "giustizia" che esso può offrire agli uomini.

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1914-2014. L'urlo della rovina. Atto unico per coro di montagna e gruppo rock

Il ricordo della guerra si gonfia spesso di retorica, quasi che per un evento tragico come un conflitto mondiale possa avere senso perpetrarne il ricordo e basta. Le generazioni che nel 1914 partirono verso il Fronte sono segnate dal Male della Storia, ingannate, assassinate dai desideri delle grandi potenze europee. Le generazioni del 2014 sono ingannate dai desideri delle grandi lobby economiche e da una classe politica deludente, arrivista, egoista e con poche idee sul futuro da garantire a milioni di ragazzi, rinchiusi in lager virtuali dagli interessi dei colossi della telefonia e dell'industria digitale.
In quasi un'ora di spettacolo si alternano letture, canti di guerra e tradizionali e incantevoli, ma durissimi pezzi rock.
Il Coro La Tor, i Ruinscream e Stefania Scartezzini, venerdì 13 giugno, ore 16.50 - Piazza Municipio: il Trentino Book Festival 2014 comincia con una produzione esclusiva che lascerà senza parole...

"Pulp": da Guido Gozzano a Niccolò Ammaniti

Stefania Simeoni e Samuel Maranelli Lippitz presentano al TBF14 “Pulp - Dialogo tra letteratura e arte figurativa, dalle “farfalle” di Gozzano al “Libro Italiano dei morti” di Nicolò Ammaniti”, una serie di opere visive che dialogano con due opere di epoche diverse che paiono però avere un misterioso legame tra loro. Il poema “Le farfalle. Epistole entomologiche” del poeta crepuscolare italiano Guido Gozzano, scelto dalla Simeoni, è un poemetto didascalico incompiuto e lasciato parzialmente inedito dal suo autore, morto nel 1916.
Si sintonizzano invece sulle frequenze de “Il libro italiano dei morti” dello scrittore pulp italiano Niccolò Ammaniti, le produzioni di Samuel Maranelli Lippitz. Un romanzo mai pubblicato interamente e dalla forte contaminazione trash, con una trama surreale e macabra. Riduttivo sarebbe definirlo una zombie-story.
Stefania Simeoni ha volutamento scelto questo testo letterario poichè anche le sue opere sono una diretta riflessione sul rapporto dell’uomo con la natura. Come il bruco si trasforma in crisalide e rinasce farfalla, Stefania nelle sue opere attua una metamorfosi simbolica e corporea. Per trasformarsi utilizza tre strumenti: il proprio corpo, la macchina fotografica e i materiali della natura.

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Una vetrina per i nostri sponsor

Sono sempre di più. Accanto al main sponsor, Cassa Rurale di Caldonazzo, sempre più aziende, negozi e realtà cooperative stanno decidendo di accompagnare la quarta edizione del Trentino Book Festival. Si tratta di imprenditori, titolari e amministratori che hanno voluto portare un tangibile sostegno a questo evento culturale dal forte richiamo. Il loro aiuto consentirà all'organizzazione di arricchire l’esperienza ed i contenuti del Festival, senza per questo pesare ulteriormente sulle spalle dell'Ente Pubblico.
Di fronte a tanto entusiasmo e ad una tale, disarmante disponibilità, la direzione del Trentino Book Festival ha deciso di concedere agli sponsor che hanno scelto dall'opzione "bronze" in su un'ulteriore vetrina che presenteremo ciclicamente anche su Facebook. Un piccolo segno di ringraziamento per chi, in tempi non proprio favorevoli, ha creduto nell'importanza e nelle lente ma efficaci ricadute, dell'investimento in campo culturale.
Alle aziende e alle associazioni che lo sostengono, TrentinoBookFestival garantisce una grandissima visibilità, attraverso diverse forme di comunicazione e presenza sui mass media locali e nazionali.
A tutti, il nostro più sentito, grande GRAZIE!!!
Info: T. 340.3723222 segreteria@trentinobookfestival.it

Geronimo e Tea Stilton: per i piccoli lettori del TBF Junior, a Caldonazzo arrivano "I Topinghi"

Domenica 15 giugno, alle 10.45, i piccoli lettori del Trentino Book Festival Junior si svegliano con “Arrivano i Topinghi”, il nuovo spettacolo di Geronimo e Tea Stilton. Si tratta di uno spettacolo unico, molto atteso (qui la preview www.youtube.com/watch?v=SG-7RwDKgkI), in cui Geronimo Stilton, accompagnato dall’intrepida sorella Tea, racconterà a centinaia di piccoli fan la loro ultima avventura.
Al termine dello spettacolo i due topi-eroi, in pelliccia e baffi, saranno disponibili per autografare con dedica i loro libri, si metteranno in posa per una foto ricordo e distribuiranno gadget al pubblico di bambini amanti delle loro storie.
Da non perdere!

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"Una stella incoronata di buio". Benedetta Tobagi indaga i misteri recenti della vita italiana

Sono passati 40 anni da quel 28 maggio 1974, quando in piazza della Loggia a Brescia, nel corso di una manifestazione antifascista, esplode una bomba che uccide otto persone fra cui Livia, un'insegnante di italiano che ama la poesia. Insieme a queste esistenze, scompare un mondo intero; il mondo prima del 1974, un anno che marca un punto di svolta per l'Italia e non solo. Dopo, niente e nessuno sarà mai piú uguale.
Venerdì 13 giugno, a Caldonazzo, Benedetta Tobagi, con il suo libro "Una stella incoronata di buio" (Einaudi) ci conduce in un viaggio dentro i misteri recenti della vita italiana, per cercare di vedere anche al di là di una verità sempre incompleta e per fare in modo che una strage impunita non si riduca semplicemente a un luogo e a una data.

"Lo Stato Bisca" di Carlotta Zavattiero: al TBF14 si presenta il "libro che non c'è"

Al prossimo Trentino Book Festival ci sarà anche questo: la presentazione di un libro "che non c'è", nel senso che – non si è capito per quale ragione – è stato ritirato dal commercio solo pochi mesi dopo la pubblicazione (ne stiamo recuperando alcune copie su internet e al TBF distribuiremo gratuitamente alcune copie autoprodotte).

Si tratta de "Lo Stato Bisca" della giornalista Carlotta Zavattiero. La prima inchiesta a tutto campo sul gioco d’azzardo “legale” in Italia, un fenomeno in inquietante crescita. La Zavattiero esamina tutti gli aspetti del gioco d’azzardo con dovizia di dati in un saggio che è anche una guida all’autodifesa e al gioco consapevole.
Sabato 14 giugno a Caldonazzo, Carlotta dialogherà con Alberto Faustini, direttore del "Trentino" e del "Alto Adige", anche lui da sempre impegnato nella lotta al gioco d'azzardo di Stato. Un incontro da non perdere, per conoscere più da vicino quello che qualcuno vorrebbe che non conoscessimo troppo a fondo... Un fenomeno che, silenziosamente, sta distruggendo la vita di migliaia di famiglie italiane.

Flannery O’ Connor: "L’infinita misura del limite"

A cinquant'anni dalla morte, il Trentino Book Festival rende omaggio a Flannery O’ Connor, con la mostra "L’infinita misura del limite", prodotta dal “Meeting per l’Amicizia fra i popoli” e curata da Dino D’Agata, Annie Devlin, Abby Holtz, Nick Kraus, Stephen Lewis, John Martino, Pietro Rossotti, Amy Sapenoff, James Sternberg, Chiara Tanzi.


Flannery O’Connor (1925 –1964): una vocazione letteraria, una malattia, la vita di una cattolica nel Sud protestante degli Stati Uniti d’America. Scrittrice di racconti la cui visione è costantemente modellata dai sensi, un’artista che abbraccia i propri limiti come la possibilità, per un misterioso incontro, con il “senza” limite, con l’Eterno. I protagonisti dei suoi racconti sono perlopiù delle incarnazioni degli aspetti più scioccanti e distorti della natura umana, così che l’intrusione della Grazia appaia come puro dono e non necessariamente ovvia. Grazia che tuttavia è presente nei più marginali, e spesso più assurdi, momenti dell’esistenza umana. Attraverso la commedia del suo stile, i particolari della vita dei suoi personaggi diventano così una apertura verso l’Eterno. La più grande eredità che Flannery O’Connor ha lasciato è quella di invitare a guardare l’Assoluto, il Mistero profondo che chiama attraverso quella realtà che tutti possono vedere e toccare con mano.

"1914: attacco ad Occidente": Gian Enrico Rusconi racconta la Grande Guerra

Sono passati cento anni dalla Prima guerra mondiale. Com'era inevitabile, anche al Trentino Book Festival si coglie l'anniversario per riflettere su quanto avvenne allora. Sabato 14 giugno, lo faremo assieme al direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi, e al professor Gian Enrico Rusconi, che presenterà il suo ultimissimo lavoro, uscito per i tipi de Il Mulino: "1914: attacco ad Occidente".


Era inevitabile la Grande Guerra? Dall'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo doveva necessariamente scaturire un conflitto mondiale? O si è trattato di una guerra "improbabile", scoppiata per una serie di malintesi e di errori di valutazione?
Rusconi ricostruisce il febbrile lavorio politico-diplomatico del luglio 1914 e analizza le vicende belliche sino alla battaglia cruciale della Marna. Il conflitto si configura come una "guerra tedesca" per rompere l'accerchiamento di cui la Germania si sente vittima da parte dell'Intesa russo-francese e inglese. Ma la lotta per l'egemonia sul Continente assume i tratti di una "guerra di civiltà" all'interno dell'Occidente stesso. Gli effetti sono di lunga durata, anche in termini strategico-militari: il secondo conflitto mondiale inizierà infatti con l'attacco alla Francia nel 1940 inteso come replica e rivincita del 1914.

“Mi cercarono l’anima”: per conoscere meglio la commovente storia di Stefano Cucchi

Com’è consuetudine, al Trentino Book Festival c’è spazio anche per l’impegno civile, per la cronaca e per il giornalismo d’inchiesta. Duccio Facchini ha curato “Mi cercarono l’anima”, una ricostruzione puntigliosa della vicenda Cucchi: dalla battaglia per la verità della famiglia alle responsabilità dello Stato. Sarà a Caldonazzo, sabato 14 giugno assieme ai familiari di Stefano.


“Presunta morte naturale” è l’epitaffio di Stefano Cucchi, morto a Roma il 22 ottobre 2009 all’ospedale-carcere “Sandro Pertini”. Una settimana prima era stato arrestato per spaccio: sette giorni nelle mani dello Stato, dai carabinieri alla polizia penitenziaria, dai magistrati ai medici di carcere e ospedale.
La famiglia lo rivedrà dietro una teca di vetro: sul suo corpo, inequivocabili segni di percosse. Ma lo Stato, dopo averla alzata, nasconde la mano, negando la propria responsabilità. Ne è prova la sentenza di primo grado del processo, che commina pene lievi ai medici, assolvendo i tre agenti di polizia penitenziaria imputati solo per lesioni. Il pestaggio, infatti, è riconosciuto ma resta “orfano”. Un’inchiesta dalla parte dei “vinti” che - minuto per minuto, attore per attore - recupera le testimonianze accantonate, le ragioni delle parti civili e depura i fatti da ogni omissione. Ma non solo: affronta temi quali l’“esercizio esclusivo della forza” da parte dello Stato, il reato di tortura, la legge Fini-Giovanardi sulle droghe.

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Assaggio di Trentino Book Festival 2014: arriva Antonia Arslan a Borgo Valsugana

Si comincia a respirare aria di Trentino Book Festival, domenica 2 marzo, a Borgo Valsugana, con una grande proposta letteraria messa in campo in collaborazione con il Sistema Culturale Valsugana Orientale, il Gruppo di lettura della Biblioteca Pubblica Comunale di Borgo Valsugana. Domenica 2 marzo, alle 17, alla Biblioteca di Borgo Valsugana, arriverà Antonia Arslan, pronta a dialogare con il giornalista Carlo Martinelli e con il direttore del Trentino Book Festival, Pino Loperfido.
Le letture saranno a cura di Layla Betti.
Ingresso ovviamente libero.

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I fratelli Karamazov: un modernissimo, cupo e sorprendente thriller giudiziario

Il Trentino Book Festival 2014 propone il più complesso romanzo di Dostoevskij, la summa dei suoi temi e della sua visione sociale e religiosa, affrontato da 12 ragazzi appena maggiorenni. La sfida del regista Pietro Arrigoni e dei suoi allievi del corso al Teatro San Domenico di Crema può sembrare troppo ardua, ma il risultato è all’altezza, grazie all’unico atteggiamento possibile quando si ha anche fare coi mostri letterari: l’incoscienza, l’intuizione naturale.
La rilettura del romanzo parte da un’idea precisa: rovesciare il plot narrativo e partire dal fondo: il processo. Mitja sul banco degli imputati, la processione dei fratelli, dei testimoni per la difesa e l’accusa, la curiosità del pubblico e dei giornalisti; la ricostruzione del parricidio consente diversi flashback che trasformano l’aula giudiziaria nel convento di padre Zosima, nelle case e nelle locande dove si consumano i drammi personali – e filosofici – di Ivan e di Alesa, di Grusenska.

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Giulio Mozzi: "Come diventare scrittori nell’era in cui scrittori lo sono tutti"

Che ne è dell'antica società letteraria? Gli editori esistono ancora? E, se esistono, sono ancora degli editori - cioè dei selezionatori - o sono diventati qualcos'altro? E chi ha un'opera in mano, e crede di aver fatto un buon lavoro, che cosa deve fare? Spedire il suo dattiloscritto, o farsi un account presso un social network alla moda e dare di matto per attirare l'attenzione?
Giulio Mozzi, scrittore e curatore editoriale italiano, docente di scrittura creativa, anima del blog Vibrisse Bollettino, ci aiuterà a comprendere la situazione attuale, venerdì 13 giugno.


Tornei letterari nei quali gli aspiranti scrittori si giudicano (e si promuovono, o si fanno fuori) tra di loro; talent show televisivi dove contano più il corpo e le capacità performative che la sostanza della scrittura; piattaforme in rete che si pubblicizzano con il motto: "Se l'hai scritto, va stampato!", come se l'idea stessa di selezione fosse da buttare nel dimenticatoio; editori che sembrano inseguire le più effimere notorietà (anche quelle che in rete si gonfiano e si sgonfiano in un amen) pur di offrire prodotti da lettura che abbiano l'aria di essere up-to-date; accademie di scrittura che sembrano sempre più luoghi di transito verso la pubblicazione che luoghi di studio e apprendimento: ma che cosa sta succedendo?

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Simone Cristicchi racconta una pagina dolorosa e sconosciuta della storia d’Italia

Doppio appuntamento con Simone Cristicchi al Trentino Book Festival. Sabato 14 giugno, lo spettacolo “Magazzino 18”. E domenica 15 mattina, Simone presenterà il libro omonimo edito da Mondadori.

Al Porto Vecchio di Trieste c’è un “luogo della memoria” particolarmente toccante. Racconta di una pagina dolorosissima della storia d’Italia, di una vicenda complessa e mai abbastanza conosciuta del nostro Novecento. Ed è ancor più straziante perché affida questa “memoria” non a un imponente monumento o a una documentazione impressionante, ma a tante piccole, umili testimonianze che appartengono alla quotidianità.

Una sedia, accatastata assieme a molte altre, porta un nome, una sigla, un numero e la scritta “Servizio Esodo”. Simile la catalogazione per un armadio, e poi materassi, letti, stoviglie, fotografie, poveri giocattoli, altri oggetti, altri numeri, altri nomi… Oggetti comuni che accompagnano lo scorrere di tante vite: uno scorrere improvvisamente interrotto dalla Storia, dall’esodo.

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Il "Don Chisciotte" di Gek Tessaro: spettacolo incantato per grandi e piccini

Grandi e piccini resteranno senza dubbio a bocca aperta, sabato 14 giugno, quando Gek Tessaro avvolgerà l'intera piazza Municipio nelle atmosfere incantate e senza tempo del Don Chisciotte di Cervantes.
Lo spettacolo propone un percorso di suggestioni liriche sul tema dei cuori in viaggio. Il leitmotiv è il cuore del cavaliere errante. E’ la lettura che lo farà diventare matto, la lettura come forza travolgente ed inarrestabile, la lettura come magia.
Il cuore dei matti. Il tema della pazzia, ma anche del coraggio. Il tema per eccellenza donchisciottesco, il combattere contro i mulini a vento, l’inutilità del gesto ma anche la bellezza dell’ostinazione, della resistenza, anche nella consapevolezza dell’impossibilità di vincere, il tema dell’onestà, dell’etica. Il tema del viaggio e della scoperta. Si sa, si conosce, si impara viaggiando. Vedere è conoscere, è la curiosità che ci permette di imparare.
Il tema dell’amore. Dulcinea, la figura femminile idealizzata, ma anche la consapevole necessità indispensabile dell’altra metà del cielo.
La morte. Il fuoco che si spegne e le riflessioni del proprio essere, esistere e del significato infine delle impronte lasciate.

Natura e Assoluto nella poesia di Roberta Dapunt

La poesia di Roberta Dapunt, la magia delle parole, il dominio della Natura, il calore degli affetti e dei luoghi cari. Insomma, di tutte le tematiche che la poetessa altoatesina affronta nelle sue liriche saranno a disposizione degli appassionati alla IV edizione del Trentino Book Festival, venerdì 13 giugno.



I versi di Roberta Dapunt – che al Festival sarà affiancata da Brunamaria dal Lago Veneri – sono sempre un dialogo col sacro, un sacro che si manifesta nei misteri del quotidiano. E il primo mistero di cui si tratta in questo libro è la demenza, il malato di Alzheimer, una forma di Altro inconoscibile, sospeso in un luogo apparentemente metafisico, ma nello stesso tempo persona, corpo, snodo di concentrazioni affettive. Ecco dunque il continuo dialogo con Uma, che in ladino significa madre ma che l’autrice usa come nome universale, una chiamata, una sorta di tu che sintetizza esperienze diverse, sue e di tanti. E questo incontro, questo accudimento diventa percorso di conoscenza di qualcosa che non si può conoscere. Un percorso difficile e doloroso che non manca di «beatitudini», una forma di misticismo riflesso dove il vero mistico è il malato, che si può soltanto interrogare senza avere risposte, che si può soltanto accostare con amorosa ritualità

Roberta Dapunt è nata in Val Badia nel 1970. Ha pubblicato le raccolte di poesia OscuraMente (1993), La carezzata mela (1999), La terra più del paradiso (Einaudi, 2008) e
Le beatitudini della malattia (Einaudi, 2013). Nel 2012 presso l'editore Folio (Vienna-Bolzano) è uscito un altro suo libro di poesie scritte in ladino con traduzione tedesca a fronte dal titolo Nauz, «mangiatoia».