"Sotto i nostri piedi": i terremoti spiegati da Alessandro Amato, geologo-scrittore dell'Ingv



Colfiorito, 1997. Una di quelle località che ci restano in mente perché sono legate a eventi disastrosi. Quel terremoto ci è rimasto impresso perché fu forse il primo ad avvenire in diretta televisiva: la volta della Basilica superiore di San Francesco d'Assisi che si sgretola in una nuvola di fumo mentre alcuni tecnici e frati stanno controllando i danni provocati dai sismi avvenuti durante la notte. Qualche giorno dopo al camioncino dei ricercatori a Colfiorito si presenta quello che in gergo verrebbe chiamato un "tamarro": camicia nera slacciata verso lo stomaco, catena d'oro in bella mostra sul petto abbronzato, capello riccio e un po' lucido pettinato a fatica, Ray-Ban sulla fronte. Verrà soprannominato poi dai ricercatori "L'Atroce". Parole schiette le sue, che però ben rappresentano l'atteggiamento dei cittadini nei confronti dei fenomeni naturali come i terremoti. "Allora devono fare un buco fino alla faglia e ti devono legare per i piedi - disse l'Atroce - con una luce sulla fronte e mandarti laggiù con un martello ed una lente, così puoi capire che c…. succede".
Il desiderio un po' artigianale de "l'Atroce" divenne realtà qualche anno dopo in California, quando con sofisticati strumenti si riuscì a capire come è fatta in profondità la faglia di San Andreas. Per farci capire un po' di più la sismologia al Trentino Book Festival arriverà Alessandro Amato, geologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

Il libro precede la sequenza sismica di Amatrice e di altre località del Centro Italia. Quell'evento ha portato nuove conoscenze ai sismologi italiani?
Sì. Da un lato ha confermato alcune caratteristiche della sismicità dell'Appennino (il tipo di faglie coinvolte, le basse profondità ipocentrali, la propensione a processi di fagliazione complessi), dall'altro ha mostrato dei fenomeni nuovi, come la migrazione dell'attività da una faglia a quelle vicine secondo un andamento mai osservato con questo dettaglio prima del 2016. In sostanza, si è vista un'estrema eterogeneità del modo con cui i diversi episodi di fagliazione si manifestano in profondità e in superficie, e se ne stanno delineando i contorni. La comprensione di questi processi potrà migliorare le nostre capacità previsionali durante una sequenza sismica.
Ci sono delle novità sul vulcano dei Colli Albani, anche in seguito ai recenti vicini eventi sismici?
Il complesso vulcanico dei Colli Albani è soggetto a sciami sismici non molto frequenti, ma che in passato hanno anche prodotto dei danni a causa della profondità estremamente bassa degli ipocentri (tipicamente tra 2 e 5 km) e dell'edilizia poco resistente. L'ultimo sciame importante risale a oltre venticinque anni fa e durò oltre un anno. Dal punto di vista vulcanico, non ci sono segnali di una ripresa imminente dell'attività, anche se i Colli Albani non possono essere considerati un vulcano "estinto". Scienza e comunicazione.
Cos'è cambiato dall'Atroce di 20 anni fa ai complottisti su Facebook di oggi?
Sono cambiate molte cose. L'accessibilità alle informazioni da parte di tutti, naturalmente, ha aumentato la capacità e il diritto a essere informati, ma al tempo stesso ha determinato dei comportamenti meno razionali, a causa dell'elevato rumore di fondo del sistema. Ci si fida meno degli "esperti" e si tende a ritenere ugualmente valido il punto di vista di chiunque proponga delle idee alternative. Di fronte all'incertezza della scienza dei terremoti, si preferisce spesso il santone di turno che promette di indovinare il futuro. La cosa per me inspiegabile è come mai, di fronte a così tanti fallimenti e fandonie, le persone continuino a credere a personaggi e teorie non dimostrate scientificamente e spesso totalmente campate in aria.
Nella sismologia a livello internazionale ci sono delle specializzazioni? In cosa eccellono gli scienziati italiani, quelli americani e quelli giapponesi?
Certamente. Le principali riguardano lo studio dell'interno della Terra, la meccanica delle faglie, la geologia del terremoto e la paleosismologia, la sismologia storica e la stima della pericolosità. Negli ultimi anni i maggiori progressi si sono fatti grazie alle reti sismiche sempre più capillari e all'osservazione dallo spazio. In Italia abbiamo buone reti e laboratori, anche se non al livello di quelli giapponesi, che investono enormemente più di noi nella ricerca e nei sistemi di monitoraggio. Abbiamo anche ottimi ricercatori, molti dei quali però stanno lasciando l'Italia, spesso dopo essere stati formati nelle nostre università e negli istituti di ricerca.
Cosa si può fare all'interno della scuola per migliorare le conoscenze dei ragazzi in materia di terremoti?
Si potrebbe fare moltissimo. Ci sono relativamente pochi geologi e geofisici che insegnano Scienze nelle scuole, ce ne vorrebbero di più. Intanto, si potrebbero aggiornare di più gli insegnanti sulle materie scientifiche in generale, e in particolare sui terremoti, sulla pericolosità e sul rischio sismico. La carta di pericolosità sismica o quella dei terremoti storici dovrebbe essere affissa in tutte le aule, come pure nei Comuni di tutta Italia. Spesso, dopo un terremoto sentiamo dire "ma perché, quella era una zona sismica?", quando basterebbero un'occhiata alla storia del territorio in cui si vive e poche nozioni di geologia per capirlo. E magari pre-occuparsene. I ragazzi dovrebbero crescere con la consapevolezza che il nostro è un territorio sottoposto a dei rischi, tra cui quello sismico, e che questi vanno affrontati e ridotti. Con calma e determinazione. Loro hanno tanto tempo davanti ed è molto facile che nel corso della loro vita prima o poi si troveranno ad avere a che fare con il terremoto.
Durante le presentazioni del libro quali sono state le reazioni del pubblico? Domande "atroci"?
Qualcuna, ma hanno prevalso le osservazioni intelligenti e le domande di buon senso. Come per l'Atroce di Colfiorito, la paura dell'incognito (il terremoto) e la diffidenza verso la scienza portano ad atteggiamenti irrazionali che esaltano il problema del rischio in alcuni, rari momenti (per esempio quando si avverte qualche terremoto e si teme il peggio) mentre lo fanno accantonare per la maggior parte del tempo, per scaramanzia e fatalismo. Avvicinandosi al problema geologico e sismico con spirito razionale, invece, facendo domande, dialogando, si supera la paura e si capiscono molte cose. E la consapevolezza è il primo passo verso la difesa dai terremoti. Negli incontri che ho fatto per presentare il libro questo è emerso con chiarezza, come pure dalle parole di molti che mi hanno scritto dopo aver letto il libro.
Il vulcanologo o il sismologo sono professioni che possono dare un futuro ai giovani in Italia? Ci sono possibilità di sviluppo negli ambiti della ricerca e del monitoraggio?
Potrebbero esserci molte opportunità nell'ambito della ricerca scientifica, in quello della difesa del territorio e anche in campo industriale. Di ricercatori ce ne vorrebbero molti più di quanti ne abbiamo ora. Ci vorrebbero molti più investimenti per studiare la Terra, la sua struttura, la sua dinamica, gli effetti dei fenomeni estremi. Purtroppo non mi sembra che ci sia stata e ci sia una grande attenzione a questi temi da parte dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. Credo perché gli investimenti in ricerca non danno quasi mai risultati immediati e certi. Ma alla lunga ci si impoverisce. Nel caso della sismologia, poi, spesso si riduce tutto al tema della previsione immediata: se non prevedete i terremoti, cosa ce ne facciamo di voi? E invece, ci sono tantissime cose che dovremmo studiare e conoscere del nostro pianeta e dei suoi movimenti: sono problemi affascinanti, interessanti e difficili. Prima o poi forse ci permetteranno anche di prevedere i terremoti, ma non sarà tanto presto. E prima dobbiamo assolutamente mettere in sicurezza gli edifici, oggi è questa la priorità assoluta.

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