GLI ODORI DELLA FABBRICA, IL SAPORE DELL'INGIUSTIZIA, IL PROFILO DELLA NOSTALGIA

Andrea Nicolussi Golo torna al Trentino Book Festival
Andiamo ad incominciare, dunque. Tradizione vuole che il programma venga svelato un palmo per volta. E il primo svelamento riguarda un titolo, un autore e un editore tutti molto interessanti. Stiamo parlando del romanzo “Di roccia di neve di piombo” di Andrea Nicolussi Golo che sarà alla VII edizione del Trentino Book Festival (15-18 giugno). In quest’epoca leggera, fatta di fumo, di scontri ottusi tra "sì" e "no", capita che cgiunga tra le mani un libro santo. No, non è la Bibbia e nemmeno il Corano, ma del volumetto rosso pubblicato da Priuli & Verlucca, nella Collana I Licheni. Libro “santo” nel senso di separato, lontano dalla miserie umane. Sebbene di miserie umane narri. Di desiderio di redenzione, di utopia, di rivolta sociale. Siamo in un’epoca non molto lontana da noi, anche se paiono essere trascorsi anni luce. Di quando le persone avevano degli ideali – giusti o sbagliati non è questa a sede per discettarne – e del loro raggiungimento se ne faceva ragione di vita. A volte anche di morte. L’impegno e la vita coincidevano, i propositi non erano vaghi slogan, la voglia di riscatto era vera come il sangue, il sangue che scorre nelle vene e fa battere le tempie. La vita era una cosa seria, non assomigliava nemmeno lontanamente ad una bacheca di Facebook. Vi sono, in questo romanzo, gli odori della fabbrica, i clangori delle macchine, il vago profilo della nostalgia, il sapore dell’ingiustizia e del sopruso, ma anche l’amaro dell’utopia, la violenza degli anni Settanta e molto altro. Il lettore entra nella fabbrica torinese in compagnia del Tedesco, che viene dalla montagna cimbra, di ErnestocomeilChe e di Nives, soprattutto di lei. Nicolussi Golo ha ben introiettato le visioni di Ottiero Ottieri, di Ignazio Silone e, naturalmente, ha filtrato il tutto con la saggezza antica di Rigoni Stern. Già, perché c’è anche la montagna in questo libro. E la vita di montagna. Il modo santo di essere montanari. Il contraltare al caos, al desiderio di cambiamento, alla ribellione nei confronti della Natura. L’opposto della città, il posto dove il cuore rimane anche se il corpo è già partito diretto altrove.
Un libro di una scrittura elegante, ma mai barocca e sempre essenziale, nel tratteggiare personaggi e scenario, così come nelle descrizioni sensoriali; scrittura delicata e amorevole perfino quando al malcapitato scrittore tocca dire di sorella morte. Insomma, un gran bel romanzo. Come ce ne sono sempre meno. Libri che il TBF non si stancherà mai di cercare.