Monica Dengo e Laura Bravar: scrivere a mano nell'era digitale


Qual è il valore aggiunto dello scrivere a mano nel bel mezzo dell’era digitale? Lo abbiamo chiesto all’artista e calligrafa Monica Dengo e a Laura Bravar, testista presso l’U.O. di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’IRCCS “Burlo Garofolo” di Trieste dal 1977, dove collabora alla diagnosi e riabilitazione di bambini con disturbi specifici dell’apprendimento, in particolare con disgrafia. L’una e l’altra sono le figure professionali di riferimento di SMED – Scrivere a Mano nell’Era Digitale, l’associazione culturale che hanno recentemente contribuito a fondare insieme a un gruppo di appassionati e convinti sostenitori della scrittura a mano. SMED – che ha debuttato pubblicamente lo scorso marzo in occasione della 12a edizione di Fa’ la cosa giusta! – promuove, diffonde e sostiene lo studio, la conoscenza, l’apprendimento e le buone pratiche relative alla scrittura a mano.
 
Che importanza scrivere a mano in piena era digitale? Quali sono i suoi vantaggi?
MONICA DENGO
– Come è stato più volte segnalato non solo dagli addetti ai lavori ma anche dalla stampa, c’è ormai molta letteratura scientifica che sottolinea l'importanza della scrittura a mano nello sviluppo del bambino. E questo è un fatto da tenere in debito conto; al di là di questo noi di SMED pensiamo che scrivere a mano sia importante anche perché risponde a un bisogno di espressione attraverso il segno, perché è un gesto di libertà.
LAURA BRAVAR – Scrivere a mano attiva zone del cervello che la scrittura alla tastiera invece non coinvolge ed è perciò un’abilità che molto a che fare con lo sviluppo dell’individuo. A livello scientifico alcuni studi hanno provato che:
- vi è associazione funzionale tra le rappresentazioni visive delle lettere e quelle senso motorie (Longcamp, Anton, Roth, Velay; 2003, 2005);
- il riconoscimento e la discriminazione delle lettere è nettamente migliore nei bambini che hanno avuto esperienze di scrittura a mano rispetto a quelli che hanno usato solo la tastiera (Longcamp, Zerbato-Poudou, Velay, 2005);
c. negli adulti, la scrittura a mano è meglio della tastiera per apprendere codici nuovi es. delle lingue straniere (Longcamp, Boucard, Gillhodes e Luc Velay, 2006);
d. nella scrittura di testi, i bambini scrivevano meglio e di più con la penna anziché con la tastiera (V. Berninger et al, 2009).

Cosa ha favorito l’avvicinamento al Times new roman e l’allontanarsi dalla scrittura a mano? 
MONICA
– Questo è un ragionamento che possiamo far partire da lontano, direi che possiamo tornare al Rinascimento. Al tempo si pensava che la stampa avrebbe portato alla fine della scrittura a mano, invece è successo il contrario ed essa ha trovato uno sbocco nelle scritture personali. Risale proprio a quel periodo anche la pubblicazione del primi manuali per la scrittura a mano. Le scritture sono state prevalentemente chiare e leggibili fino all'inizio del Settecento, lo si nota anche andando a rovistare tra i documenti di un archivio storico italiano. Successivamente pian piano le forme sono divenute meno definite. L'introduzione del corsivo inglese e via via la sua modifica fino alle forme del corsivo dritto italiano tutt'ora usato nelle scuole, hanno seguito sviluppi legati soprattutto a motivi estetici, ignorando le esigenze di leggibilità. La scrittura a mano si è sempre più sviluppata in un ambito personale, al punto che oggi è molto più discussa dai grafologi (che ne curano l'ambito psicologico) che dai grafici.
LAURA – Vale la pena di ricordare poi che la calligrafia è stata insegnata nella scuola italiana per oltre un secolo, ma spesso senza metodo, solo rigida disciplina, e senza preoccuparsi di integrare il gesto motorio con la traduzione linguistica del pensiero, come se le cose fossero staccate: estetica e controllo disciplinato da una parte e linguaggio dall’altra. I pedagogisti sono stati ascoltati solo per “raddrizzare” il corsivo inclinato. Oggi ormai sono pochi i ragazzi delle scuole medie o superiori che scrivono in corsivo, e questo numero è destinato ad aumentare se nulla cambierà nell’approccio didattico. Credo che in parte questo sia dovuto al fatto che la scrittura è sempre stata una attività parcellizzata in diverse professioni (amanuensi, tipografi, type designer, calligrafi, grafologi, grafici) nessuna delle quali aveva e ha una visione d’insieme, quale invece sarebbe necessaria. E questa è una constatazione che riguarda anche la disciplina che più mi è familiare, la neuropsicologia.

Come questo problema viene affrontato nelle scuole italiane?
MONICA
– Non viene affrontato. Non viene proprio considerato. Io sono convinta che una maggiore conoscenza della storia della scrittura, possa essere di grande aiuto. Per questa ragione noi di SMED proponiamo a chi insegna scrittura a mano nelle scuole, di familiarizzare con le forme alfabetiche della scrittura italica o cancelleresca sviluppatasi nell’Italia del Rinascimento. Opportunamente semplificato, privo di qualsiasi intento propriamente calligrafico, questo modello di scrittura rappresenta un utile strumento per conoscere e memorizzare le forme delle lettere e con esse i gesti necessari a tracciarle. Non si tratta di proporre il modello italico nella scuola come un’alternativa al modello attuale basato sulla corsiva inglese, bensì come la base da cui nascono tutti i corsivi. Un modello di corsivo "basato sull'italico” è capace di evolvere in qualsiasi corsivo, incluso il corsivo inglese e derivati.
LAURA – Se la situazione rimane quella che abbiamo sotto gli occhi, credo che siamo destinati ad assistere a un iperinvestimento nella lettura e a una degenerazione della scrittura, a meno che non si uniscano le forze in modo sinergico. Uno degli scopi per cui abbiamo dato vita a SMED è proprio questo.

Fuori dall’Italia qual è la situazione?
LAURA
– Se consideriamo la situazione negli Usa, va detto che essa non è uniforme, considerata la natura federale dell’organizzazione statuale. Di fatto però i Common Core States Standards – le linee-guida per la qualità della didattica scolastica redatte dal National Governors Association Center for Best Practices e dal Council of Chief State School Officers – limitano alla prima elementare (Grade 1) e a poche ore settimanali l’esercizio della scrittura a mano in classe. Una disamina critica di queste disposizioni (supportata da precisi riferimenti a ricerche scientifiche) per quel che concerne l’avviamento alla scrittura a mano nel sistema scolastico statunitense è disponibile nell’allegato “Handwriting in the 21st century” e trattata in un video pubblicato in rete dal titolo significativo: “Handwriting is a fundamental right”. L’importanza del valore formativo della scrittura a mano è condivisa anche in altri paesi come il Regno Unito, l’Islanda e l’Ungheria.
MONICA – Tempo fa ho pubblicato un piccolo manuale "Le Penne in Pugno", che era poco più di un alfabetiere. Il manuale è stato poi ripubblicato in Francia, Canada/Stati Uniti ed Estonia. La casa editrice estone mi aveva raccontato che i paesi dell'Est Europa fanno annualmente una riunione internazionale per fare il punto sulla situazione della scrittura a mano e decidere come muoversi. Un coordinamento straordinario.
Poi ci sono casi isolati, per esempio l'Islanda che ha introdotto due modelli di scrittura ministeriale, di cui uno è l'italico, una forma di scrittura a mano che è piuttosto nota all’estero ma lo assai meno in Italia, dove pure essa è nata.  

Quale ruolo ha la scrittura a mano, nell’ambito dell’apprendimento?
MONICA
- Oltre a quanto già detto sopra nella prima risposta, è d’obbligo sottolineare che la scrittura a mano influisce sull’apprendimento della lettura e dell’ortografia attraverso l’importante contributo della memoria motoria e di quella sensoriale/tattile (propriocettiva) completando il circuito funzionale del linguaggio che Virginia Berninger sostiene avvenga tramite la bocca e l’orecchio, l’occhio e la mano. A riprova di questa ipotesi, un recente studio (Kimihiro Nakimura et alii: Universal brain systems for recognizing word shapes and handwriting gestures during reading, in PNAS 19/10/12), effettuato con la risonanza magnetica funzionale, indica che due circuiti cerebrali universali si attivano in modo analogo durante la lettura: un sistema di riconoscimento visivo delle forme delle lettere e delle parole (reading by eye) e un sistema propriocettivo legato ai gesti scrittorî necessari per produrre le forme delle lettere (reading by hand)!