TBF18: “Le passioni sono un´arma contro la paura“



I nostri sono inequivocabilmente anni caratterizzati dalla paura. Paura del terrorismo, paura della crisi economica, paura del diverso, paura delle malattie, paura del futuro. Ci sono leader politici, in Italia e nel mondo, che fanno del loro intero programma un unico mastodontico spot alla paura; una barriera mentale, ostinata, contro chi non è identico a noi, chi non ha la pelle del nostro stesso colore, chi non parla la nostra lingua, chi non crede nel nostro stesso Dio. La politica ha capito che la paura è il guinzaglio  ideale per dirigere i cittadini sul solco tracciato dall'ideologia e per questo ne sta gradualmente facendo il suo leit motiv. Così, immersi in questo immenso e sinistro brusìo, ci lasciamo paralizzare per davvero da un timore generalizzato, per tutto e nei confronti di tutti, restando sovente impotenti, inerti, spenti, soli. Che poi è quanto di meglio non chieda il Potere: cittadini presi nella loro individualità, perdippiù tenuti in catene virtuali attraverso lo schermo di un tablet o di uno smartphone. Quando è preso singolarmente – questo è un dato di fatto – l'uomo è più “docile“, più controllabile e influenzabile.
Trentino Book Festival ha pensato di dedicare l'edizione del prossimo anno (che si terrà dal 14 al 17 giugno 2018) ad uno dei possibili antidoti alla paura: le passioni. E la scelta prende le mosse dal filosofo Baruch Spinoza, richiamato da un recente saggio di Miguel Benasayag e Gérard Schmit. In tutta la sua opera Spinoza non cessa di denunciare tre generi di personaggi: l'uomo dalle passioni tristi; l'uomo che sfrutta queste passioni tristi, che ha bisogno di esse per stabilire il suo potere; infine, l'uomo che si rattrista per la condizione umana. Spinoza prefigurava questa “epoca delle passioni tristi“ perché vedeva nel proprio presente un ripiegamento e un’implosione delle aspettative, morali e sociali. Sotto tanti punti di vista la definizione spinoziana può adattarsi bene ai nostri tempi. Ma perché, allora, non provare a coniugare i due concetti, brandendo queste passioni, invertendone la polarità, scuotendo la rassegnazione con la quale il tempo le ha incrostate, agitandole in aria come armi di offesa, sotto i bastioni del castello nemico: la paura.
Il tutto attraverso il libro, il racconto, la testimonianza da sempre veicoli ideali delle passioni, di tutte le passioni che da sempre muovono lo spirito umano. C´è una passione per l'arte, una per lo sport, una per le scienze storiche, per la tutela della memoria. Ma c´è anche una passione “amorosa“ che – salvata da possibili derive solipsistiche – può animare la volontà, l'altruismo, la generosità. Una passione per la vita, per le vite degli altri, per gli altri stessi, una passione per il proprio lavoro, per la verità. Più in generale, si potrebbe dire, c´è una passione per la bellezza. E la bellezza, secondo il Principe Myskin – l'idiota di Fëdor Dostoevskij – salverà il mondo. Lo salverà da cosa se non dalla paura? Emanciparsi da questo sentimento paralizzante dovrebbe essere l'obiettivo primario dei prossimi anni di ogni uomo o donna di buona volontà. Ognuno nel suo contesto e nella propria quotidianità, piccola o grande, ognuno aggrappato alle proprie passioni, non più “tristi“, ma piene, ben definite ed appaganti. Questo è il messaggio che nostro Festival proverà a lanciare dal 15 al 17 giugno 2018 a scrittori, giornalisti, artisti, appassionati, lettori forti e deboli, famiglie e volontari, che come di consueto ci faranno il dono della loro presenza.