13-16 giugno > Libreria del Festival, Casa della Cultura
In collaborazione con il Centro d’Arte “La Fonte” e Publistampa

Un’installazione di Giorgio Salomon
I Laghi hanno a che fare con il senso del tempo

Forse dipende dal fatto che l’acqua rinvia all’inafferrabile, allo scorrere inesorabile, all’immobilità fluttuante e circolare. I laghi stanno tra il divenire e l’eterno.
Le acque circoscritte, come quelle lacustri, se da un lato offrono visioni di profondità più o meno opache, che rimandano all’introspezione fatta spesso di memoria e nostalgia, dall’altro riflettono la proiezione infinita del cielo e invitano allo sguardo verso il futuro. Tutte queste oscillazioni temporali accadono però in un momento opportuno, il qui ed ora di un presente che porta sui laghi a vivere l’istante. E spesso in queste condizioni ci si ritrova a vagare con il pensiero oltre che con il corpo. Occasioni per guardarci dentro, all’indietro o per immaginare quello che sarà il non ancora. Occasioni anche per vedere il fuori di noi con le sue forme che seducono e invitano all’azione.
È ciò che propone Giorgio Salomon in questa sequenza di immagini tratta dal volume Sui laghi. Paesaggi umani e coscienze naturali del Trentino, edita nel 2018 da Publistampa. Una vera e propria “sociologia” di momenti di vita sui laghi in cui il tempo sembra materializzarsi. Tempo dell’azione e del pensiero, tempo delle sensazioni legate al fluire, al passare, allo scorrere ma anche al fermarsi, all’approfondire. I laghi nei loro abissi rassicuranti di un’opacità luccicante rispecchiano un presente capace di trasformarsi in ricordo e in desiderio. E forse anche in oblio.
È proprio su questo che si concentra il lavoro di Salomon con un reportage fotografico che percorre gli specchi d’acqua trentini inquadrando soprattutto la gente che li frequenta. Cacciatori del tempo, potremmo dire, in ricognizione dentro e fuori di sé, alla ricerca della vita passata e futura, “Sui laghi” del presente. Tutto questo perché “Sui laghi” si sprigionano atmosfere che agiscono sulla sfera affettiva e riflessiva e accolgono al tempo stesso la voglia di pensare e di guardare, di ascoltare e di parlare, di sentire e di provare, di muoversi e di fermarsi, di ricordare e di dimenticare. Una serie di paesaggi umani in cui l’azione antropica si intreccia con una dimensione naturale fatta di mobilità delle forme, dei confini e delle coscienze.
Dunque, nello sguardo di Salomon, il lago appare non tanto come luogo a sé, o specchio della montagna, ma in relazione con la vita umana: vita culturale, economica, del lavoro, di antiche tradizioni e di comportamenti più moderni. Attraverso una pluralità di sguardi e mezzi l’autore propone un punto di vista inedito e pluriprospettico sui bacini alpini, capace di guardare ai laghi attraverso gli occhi delle persone che li vivono.
Questo sguardo “straniato”, un po’ a pelo d’acqua e un po’ panoramico, permette di scoprire nuovi volti dei luoghi che si affacciano sui laghi, consentendo di osservare un vissuto contemporaneo che si rivolge in certi casi alle tradizioni del passato e in altri è scagliato su modi di vita che preconizzano il futuro.
Se ogni paesaggio per essere percepito ha bisogno di distanza e prossimità, di continui movimenti di avvicinamento e di recul, come sa bene ogni fotografo, bisogna dire che in questa serie di immagini Salomon raddoppia lo sguardo sul paesaggio lacustre ponendosi sull’orizzonte della gente. E lo fa attraverso la fotografia.
Che è contemporaneamente luce e veleno del tempo, capace da un lato di illuminare il divenire proiettando ombre di memorie e slanci di possibilità, e dall’altro di pietrificare il tempo, in una sospensione eterna, come l’occhio di Medusa. (Alessandro Miorelli)

13 giugno – 10 luglio > Centro d’Arte La Fonte, Piazza Vecchia
A cura di Waimer Perinelli e del Centro d’Arte la Fonte

PIETRO VERDINI: LA BONTÀ, LA RABBIA E LA NOSTALGIA

Pietro Verdini è un artista anzi, Kunstler, come gli disse Conrad Peter Bergmann, il maestro tedesco liberandolo dalle pastoie scolastiche e invitandolo a volare libero. E Pietro lo ha fatto aiutato dall’intelligenza critica ed equilibrio della moglie, ed oggi è completo ma non compiuto perché come scrive Rinaldo Sandri è un ribelle instancabile. Nella sua pittura fatta di morbide colline, mare mosso, foreste impenetrabili, domina il nero tempesta e minaccia di caos, moderato, contenuto dal blu. A Caldonazzo, nella sede della Fonte, espone immagini di Natura quella fisica e la filosofica custodi della memoria, ma di pittore contro com’è descritto da Bernhard in “Minetti, ritratto di un artista da vecchio”. A 82 anni è un artista contro le ingiustizie, arrabbiato, buono e generoso. (Waimer Perinelli)

13-16 giugno 2019, Biblioteca Intercomunale

VOGLIO LA LUNA!
Mostra di libri e letture per bambini a cura delle Biblioteche comunali della Valsugana

Fin dalle notti più remote l’uomo ha avuto per compagna la faccia luminosa e malinconica della luna. Cinquant’anni fa, per la prima volta, un piede umano si è posato sulla sua superficie e abbiamo pensato che i suoi segreti fossero svelati; eppure non abbiamo smesso di cercarla ogni notte nel cielo, di confidarci con lei, di raccontarla e cantarla nelle ninne nanne.
Nel cinquantesimo anniversario dello storico sbarco dell’uomo sulla luna, le Biblioteche comunali della Valsugana dedicano al satellite misterioso una mostra di libri per bambini, per accompagnare i piccoli lettori in un suggestivo viaggio oltre i confini del cielo.

Installazione permanente, Viale Trento (rotatoria all’ingresso del paese)

“IL PASSAGGIO”. Tutto passa nel tempo, soltanto il passare del tempo è eterno
Opera: Leonardo Lebenicnik. Testi: Massimo Lazzeri

Conoscere il passato è la condizione per capire il presente, per poter riuscire ad immaginare il futuro. L’installazione non è altro che una riflessione su di noi, su quello che abbiamo costruito, su quello che stiamo costruendo e su quello che riusciremo a costruire... Non potevamo scegliere il periodo o il luogo della nostra nascita ma possiamo comunque incidere sull’andamento della nostra vita. Dobbiamo non solo essere consapevoli di quello che abbiamo ricevuto e di quello che lasceremo in eredità, ma renderci conto che siamo solo di passaggio, che siamo soltanto degli illusi, che credono di riuscire a cavalcare delle onde sulle lancette del grande orologio del campanile della piazza. Ogni secondo, quel TIC TIC TIC dovrebbe insegnarci qualcosa.
Che in fondo siamo solo dei testimoni dell’inesauribile ed inesorabile trascorrere del tempo e che non importa da dove vieni, l’importante è riuscire a capire dove vuoi arrivare. Tutto passa nel tempo, soltanto il passare del tempo è eterno.