Serge Latouche: "L'economia è una menzogna e una decrescita è davvero possibile"


Presenterà "L’economia è una menzogna. Come mi sono accorto che il mondo si stava scavando la fossa" (Bollati Boringhieri), il filosofo francese Serge Latouche. A Caldonazzo, racconterà la sua idea di crisi, analizzando il rapporto tra ecologia, economia e filosofia.

I saperi che si ammantano di scientificità nascondono talora un cuore di fede, l'adesione ottenebrante a un credo. Serge Latouche l'ha scoperto quando era un giovane economista allevato alle dottrine sviluppiste e da allora non ha smesso di sfatare la religione secolare che si annida nella scienza economica. In queste tre conversazioni - con Thierry Paquot, Daniele Pepino e Didier Harpagès - Latouche per la prima volta racconta ampiamente di sé, di come sia diventato "ateo" e abbia concepito l'idea sociale della decrescita…

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Andrea Nicolussi Golo: la difesa delle proprie radici in un mondo omologato


Cosa vuol dire preservare al mondo oggi le radici di un popolo? Come combattere l’omologazione, difendo la propria lingua, cultura. Ecco allora che un titolo come “Ich bin kein italiener un ja kein tiroler. Ich bin lusernar” racchiude in poche parole quel senso di protezione e forte appartenenza ad una comunità sopravvissuto ai secoli, come quella appunto cimbra, e che è esempio per tutte quelle realtà che rischiano di finire nella pancia di una società forse un po’ troppo globalizzata. A sottolineare l’importanza di questa “resistenza culturale”, al TBF interverrà Andrea Nicolussi Golo, che da anni scrive in lingua cimbra su diversi giornali e riviste, ma ha pubblicato anche libri in italiano.
 
Nicolussi Golo, quanto le nuove generazioni cimbre vivono questo senso di appartenenza?
Personalmente mi sembra di aver vissuto un altro tempo, sono come un rospo sulla neve; fuori tempo e fuori luogo. Vedo i ragazzi da molto distante come mai avrei creduto di poterli vedere. Mi sembra che molti confondano ciò che sono con i loro avatar social.

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Eraldo Affinati: perché capire non basta. Eserciziario dedicato ai nuovi italiani


Capire non basta. Bisogna ricordare, ma soprattutto applicare. Ed è con questo spirito che è ha visto la luce “Italiani anche noi: il libro degli esercizi della scuola Penny Wilton” (Margine), che dopo il grande successo del manuale per i nuovi italiani propone una ricca “palestra” grammaticale, partendo da chi non ha mai imparato a leggere e a scrivere fino a spunti per sviluppare l’oralità nella narrazione, nella descrizione, nella discussione e nella conversazione. A presentare questo pregevole volume Eraldo Affinati che, insieme ad Anna Luce Lenzi, ha messo mano ad anni di esperienza sul campo. In attesa dell’incontro con l’autore, gli abbiamo rivolto alcune domande in anteprima alla sua partecipazione al TBF 2015.
 
Come nasce la scuola Penny Wirton? 
La scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana agli immigrati, il cui nome riprende il titolo di un famoso romanzo di Silvio D’Arzo, è nata a Roma nel 2008. All’inizio eravamo io, mia moglie Anna Luce Lenzi e pochi altri professori. I nostri primi scolari furono gli adolescenti della Città dei Ragazzi, fondata nel secondo dopoguerra da monsignor Carroll Abbing.

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Monica Dengo e Laura Bravar: scrivere a mano nell'era digitale


Qual è il valore aggiunto dello scrivere a mano nel bel mezzo dell’era digitale? Lo abbiamo chiesto all’artista e calligrafa Monica Dengo e a Laura Bravar, testista presso l’U.O. di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’IRCCS “Burlo Garofolo” di Trieste dal 1977, dove collabora alla diagnosi e riabilitazione di bambini con disturbi specifici dell’apprendimento, in particolare con disgrafia. L’una e l’altra sono le figure professionali di riferimento di SMED – Scrivere a Mano nell’Era Digitale, l’associazione culturale che hanno recentemente contribuito a fondare insieme a un gruppo di appassionati e convinti sostenitori della scrittura a mano. SMED – che ha debuttato pubblicamente lo scorso marzo in occasione della 12a edizione di Fa’ la cosa giusta! – promuove, diffonde e sostiene lo studio, la conoscenza, l’apprendimento e le buone pratiche relative alla scrittura a mano.
 
Che importanza scrivere a mano in piena era digitale? Quali sono i suoi vantaggi?
MONICA DENGO
– Come è stato più volte segnalato non solo dagli addetti ai lavori ma anche dalla stampa, c’è ormai molta letteratura scientifica che sottolinea l'importanza della scrittura a mano nello sviluppo del bambino. E questo è un fatto da tenere in debito conto; al di là di questo noi di SMED pensiamo che scrivere a mano sia importante anche perché risponde a un bisogno di espressione attraverso il segno, perché è un gesto di libertà.
LAURA BRAVAR – Scrivere a mano attiva zone del cervello che la scrittura alla tastiera invece non coinvolge ed è perciò un’abilità che molto a che fare con lo sviluppo dell’individuo. A livello scientifico alcuni studi hanno provato che:
- vi è associazione funzionale tra le rappresentazioni visive delle lettere e quelle senso motorie (Longcamp, Anton, Roth, Velay; 2003, 2005);

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Giorgio Antoniacomi: dal dirigibile al bucologo del culologo... Bestiario di un'umanità malata


Un’umanità meschina, perbenista, opportunista, superflua, fastidiosa. Figure delle quali il mondo spesso farebbe volentieri a meno. Ecco allora il compito di un Bestiario: ricondurre tutto alla sua giusta dimensione, quella della caricatura e del paradosso, un libro indignato e offeso, ma che non serba rancore. Con questo taglio si rivolge al suo pubblico Giorgio Antoniacomi con “Nostra signora dell'ipocrisia: bestiario di incerta umanità” (Publistama Edizioni), una settantina di microracconti scritti da tempo, quasi un paio d'anni, che si prendono gioco, in maniera irriverente, delle persone che non avremmo mai voluto incontrare sulla nostra strada. In anteprima alla partecipazione al TBF 2015, di consueto una breve intervista all’autore.
 
Come nasce l’idea di un bestiario di questo tipo?
Il Bestiario nasce dalla combinazione di due circostanze: la lettura de "Il testimone auricolare: cinquanta caratteri", di Elias Canetti, e la vita quotidiana. La prima circostanza costituisce il precedente letterario, dal quale ho mutuato la forma di questi microracconti.

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Isabella Bossi Fedrigotti: un tuffo là dove il mondo (forse) era più in ordine


Forse l’ordine nel mondo non esiste e mai è esistito. Alla continua ricerca di quell’equilibrio perfetto in verità ci si illude oppure ci si adatta, a seconda dei casi. Un mondo che si conforma alle stagioni della vita, che visto attraverso gli occhi di Isabella Bossi Fedrigotti ci rimanda a quel nostalgico universo rurale di tanto tempo fa, quando ancora legato alla natura l’uomo mai avrebbe previsto un caotico mondo qual  è quello contemporaneo. Istantanee che l’autrice ripropone in chiave autobiografica con “Quando il mondo era in ordine” (Mondadori), libro che l’autrice presenterà al TBF 2015 e sul quale abbiamo inanellato una serie di domande in anteprima alla kermesse letteraria.
 
Per quale ragione ha deciso di scrivere questo nuovo romanzo?
Non c’è una ragione per cui si scrive un libro (a meno che non lo si faccia per accontentare il proprio editore). Io direi che “viene” da scrivere. Il materiale si accumula nella mente, prende forma un po’ alla volta e, a un certo punto, forse non si può fare a meno di scrivere, pena (nel caso mio) insoddisfazione, scontentezza e, anche, quel che più mi stupisce, senso di solitudine.

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Loredana Cont: "Io speriamo che me la cavo". Nord vs. Sud al ritmo della risata


Al di là dei luoghi comuni e di inutili preconcetti, portando allo scoperto pregi e difetti, a nervo scoperto. Questa l’intenzione di Loredana Cont che, accompagnata dal Corpo Bandistico di Caldonazzo, porterà in scena al Trentino Book Festival uno spettacolo realizzato per l’occasione, un vero e proprio “regalo” che l’attrice trentina ha deciso di offrire al pubblico del TBF. In anteprima abbiamo cercato di scucirle qualche informazioni a riguardo, oltre a chiacchierare con lei sulla sua passione per i libri e la sua attività professionale.
 
Può regalarci qualche anticipazione riguardo lo spettacolo?
Proporrò alcuni pezzi tratti da miei spettacoli precedenti, insieme ad altri che ho scritto per l'occasione. Sul palco ci sarà una banda che eseguirà canzoni napoletane e canzoni trentine, e quindi lo spettacolo avrà come tema principale il confronto tra nord e sud: da "Io speriamo che me la cavo " a "Mi sperente de vegnirghen fora", da funiculì funiculá a la montanara-uè: un percorso allegro, ironico, tra idee e modi di fare all'apparenza diversi ma forse non così tanto.

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Vincenzo Passerini: gli immigrati e l'Italia, la vera sfida del nostro tempo


Un “manifesto dell’accoglienza degli stranieri” in cinque capitoli: Vincenzo Passerini, già a capo della Rete e assessore provinciale all’istruzione trentina, dedica ormai da tempo il suo impegno politico agli ultimi, che si concretizza in “Ricordati che sei stato straniero anche tu” (Il Margine), dove continua quella lotta culturale e sociale per un’eguaglianza vera tra “noi” e “loro”, in fuga dalla guerra e dalla miseria, in cerca di rifugio nel nostro Paese. In attesa della sua partecipazione al Trentino Book Festival  gli abbiamo rivolto alcune domande, per presentare in anteprima i temi trattati da questo suo ultimo lavoro letterario.
 
Cosa ha allontanato la nostra mentalità dal nostro passato di stranieri e immigrati?
Ogni passato difficile tende ad essere accantonato. A volte i poveri diventati ricchi si rivelano i più arroganti. I primi immigrati arrivati in Trentino guardano spesso con ostilità i nuovi. Le umiliazioni di ieri non sono sempre maestre di vita. Ecco perché non basta ricordare, ma ricordare la comune condizione di esseri umani, fragili e bisognosi di una mano tesa che ci aiuta. Siamo esseri che hanno bisogno degli altri, sempre.

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Il Ministro Franceschini: "Il Trentino Book Festival, iniziativa importante e consolidata".


Roma, 22 aprile 2015

"Ad un giorno di distanza dalla giornata mondiale del libro e del diritto d’autore patrocinata dall’UNESCO, il mio augurio non può che andare ad un Festival che da anni opera sul territorio promuovendo e portando sulla scena gli autori contemporanei di maggior rilievo letterario e impegno civile.
Il Trentino Book Festival è un’iniziativa importante e consolidata sul territorio che anima la cittadina di Caldonazzo, grazie all’incontro del pubblico con gli autori e i loro testi, attraverso una formula gioiosa e informale.
Una chiave di lettura, quella del Festival Letterario, che oggi più che mai consente ai cittadini di vivere l’universo dei libri e delle loro storie nelle strade e nelle piazze, a contatto diretto con gli autori. Il libro, la sua storia, l’autore diventano protagonisti insieme alla collettività di un vero momento di condivisione.
Auguro dunque ogni successo a questa edizione del Festival e porgo a tutti voi il mio personale, caloroso saluto."

on. Dario Franceschini
Ministro per i Beni e le Attività Culturali

Dalpalù, SAIT: "Vogliamo incoraggiare la vera eccellenza culturale del territorio".


Tra i sostenitori forti del Trentino Book Festival 2015 c'è per il secondo anno consecutivo la SAIT Cooperazione con la Famiglia Cooperativa Alta Valsugana. Abbiamo chiesto al Presidente di SAIT, Renato Dalpalù, alcune riflessioni sugli intrecci possibili tra cooperazione, volontariato e cultura.

Qual è oggi il rapporto tra la cooperazione e il volontariato in Trentino? Quanto è importante il contributo dei volontari nel mondo della cooperazione e che tipo di risorsa rappresentano? In quali contesti?
La Cooperazione di Consumo Trentina da sempre sostiene con convinzione le attività portate avanti dai volontari. Incoraggiare il volontariato significa avere l'opportunità di diffondere quei valori condivisi da cooperatori e volontari: solidarietà, integrità, impegno. Significa anche promuovere il nostro territorio e le sue risorse.

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Stefano Benni: l'immaginazione come terapia.
Ed un "Cyrano" tutto da scoprire


Immaginazione terapeutica. Un “virus” per destabilizzare una società moderna che ha alzato i livelli del proprio sistema immunitario, diventando però sterile e anestetizzata. Scendono allora in campo artisti come Stefano Benni, capaci di introdurci a quell’apertura mentale necessaria per riemergere dal pantano quotidiano. Al Trentino Book Festival il “Lupo” oltre a parlare con i giovani di un argomento potente come l’immaginazione, porterà sul palco una versione rivisitata del “Cyrano de Bergerac”, che enorme successo sta registrando su scala nazionale. In attesa della sua partecipazione al Trentino Book Festival 2015, gli abbiamo rivolto alcune domande, anticamera del suo arrivo a metà giugno.
 
Quando per la prima volta Stefano Benni entra in contatto col tema dell'immaginazione?
Quando ho detto la prima bugia a due anni.
 
In che modo la società contemporanea sta educando le nuove generazioni all'immaginazione?
Non ci pensa neanche a educare all'immaginazione.

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Giuseppe Culicchia e Federica Mafucci: va in scena l'antipresentazione di "Tutti giù per terra remixed"


Un reading spettacolare, fuori dagli schemi, rivoluzionario. Un prodotto d’avanguardia come fu 20 anni fa “Tutti giù per terra” di Giuseppe Culicchia, che già prefigurava lo stato d’insofferenza del precariato italiano ancora prima che la crisi economia arrivasse a demolire le speranze delle nostre giovani generazioni. Ecco allora che la versione “remixed” pubblicata lo scorso anno da Mondadori, trova in un'antipresentazione un sovvertimento delle regole, inserendo gag e letture tratte dal romanzo di cui è protagonista di nuovo Walter. In attesa di questo evento che Culicchia porterà in scena insieme all’attrice Federica Maffucci, abbiamo girato come di consueto alcune domande all’autore, anticipando qualche piccola curiosità su quanto il pubblico del TBF 2015 avrà modo di vedere.
 
Cosa l'ha spinta a riprendere in mano "Tutti giù per terra" e a realizzarne una piece teatrale insieme all’attrice Federica Maffucci?
Tutti Giù Per Terra raccontava già vent'anni fa l'Italia di oggi, a riprova del fatto che il nostro è un Paese bloccato, dove tutto (o quasi) resta com'era.

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Cassa Rurale di Caldonazzo: "La grande opportunità che il Festival fornisce al nostro territorio"

Intervista alla dott.ssa Montermini, Vicepresidente della Cassa Rurale di Caldonazzo, main sponsor del TBF
Il Trentino Book Festival vive anche grazie all'aiuto decisivo delle aziende private. Sin dalla prima edizione, la Cassa Rurale di Caldonazzo ha capito l'importanza di questo evento in termini di ricaduta culturale e sociale, diventandone stabilmente e in maniera convinta sponsor ufficiale. Abbiamo intervistato la Vicepresidente, dott.ssa Patrizia Montermini.

Come mai avete deciso di sostenere una manifestazione come il Trentino Book Festival?
Si tratta di una importante manifestazione culturale nata all’interno della comunità di Caldonazzo. Tra gli scopi di una banca di credito cooperativo vi è quello di sostenere le comunità locali. L’articolo 2 del nostro statuto che recita testualmente “Essa ha lo scopo di favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca, perseguendo il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche degli stessi…..”

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Stefano Bordiglioni: letture ad alta voce e canzoni "giocattolo"


Al Trentino Book Festival 2015 appuntamento per i lettori in erba. Stefano Bordiglioni, autore di numerose favole, racconti e storie per ragazzi, pluripremiate (per chi ne volesse sapere qualcosa di più: http://www.bordiglioni.com/), proporrà alle giovani leve un incontro articolato dove coinvolgerà il suo pubblico attraverso letture ad alta voce intervallate da canzoni "giocattolo" accompagnate dalla chitarra. In attesa della sua favolosa partecipazione alla manifestazione letteraria, gli abbiamo rivolto alcune domande, giusto per anticipare quanto attende il pubblico di piccoli lettori.

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"Le parole di Gaber" per capire il nostro modo di vivere, i nostri moventi, i nostri valori


Al TBF15, la compagnia teatro e musica UNFOLD SABOTAGE presenta, una produzione Trentino Book Festival,

LE PAROLE DI GABER Voce narrante: Luca Buonocunto. Pianoforte e voce: Sergio Tessadri. Basso: Pietro Cappelletti. Chitarra: Fabrizio Tedeschini.

Parlare di Giorgio Gaber è decisamente impegnativo. E questo spettacolo non vuole solamente raccontarlo. Non si vuole nemmeno celebrare nuovamente le sue esequie. Bensì incontrare persone che credono di aver ricevuto in eredità da lui un grandissimo dono. E poi altre persone che del suo percorso artistico ed umano magari non sanno molto, con l’augurio di suscitare in ciascuno un risveglio di coscienza, che era, in sintesi, lo scopo principe di tutto il suo sforzo sia artistico che personale. L’esame di coscienza di Giorgio Gaber è a 360 gradi: la politica, la società, la famiglia, la persona. La sua ricerca è totale e profonda. Egli ha guardato con coraggiosa obiettività il nostro modo di vivere, i nostri moventi, i nostri valori. La sua analisi è stata precisa e completa. Ci lascia infatti una traccia precisa di ciò che siamo. Ci offre però anche una bussola per riuscire a superare questa lunga e profonda crisi esistenziale in cui siamo tutti immersi. La scelta dei brani segue un percorso preciso: sono pezzi attraverso i quali si valorizza quella ricerca dei valori fondamentali dell’uomo che Gaber ha desiderato approfondire lungo tutta la sua carriera e la sua vita.

Simona Sparaco: ad occhi chiusi lungo i sentieri della vita



Viola nella vita è scappata da tutto. Si è lasciata alle spalle le sue radici per rifugiarsi nella metropoli caotica, nella vita frenetica, in un matrimonio apatico, nascondendosi agli occhi di tutti. Poi ad un tratto l’imprevisto che la riporta al suo passato, attraverso una percorso introspettivo, che ripercorre antichi culti sibillini. Un itinerario che la porterà ad aprire lo sguardo su quello che scorre invisibile tra le maglie della realtà, quella dimensione misterica di cui spesso si ha l’impressione di sentire la presenza, ma che in pochi sanno ascoltare. Una storia che si snoda in “Se chiudo gli occhi” (Giunti) di Simona Sparaco, libro che l’autrice presenterà alla prossima edizione del Trentino Book Festival.

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Simonetta Agnello Hornby: a Mosè, un viaggio del palato tra i piatti di un tempo


Simonetta Agnello Hornby ci invita a sedere alla tavola di Mosè. Lo fa raccontando una serie di occasioni di convivio, mostrandoci i prodotti di stagione e accompagnandoci nella scelta del menù. Trasformando i resti in pietanze squisite, l’autrice riporta alla luce le ricette tramandate da cinque generazioni, oltre a quelle segrete delle monache. Un percorso iniziatico verso la luminosa sala da pranzo, dove ogni ornamento trova il suo posto e ogni ospite è invitato a sentirsi a proprio agio, per facilitare la conversazione. Tutto questo nelle pagine del libro “Il pranzo di Mosè” (Giunti), che l’autrice presenterà al Trentino Book Festival 2015. In attesa della sua partecipazione, le abbiamo girato di consueto alcune domande alle quali cortesemente ci ha risposto.

Quanto spazio occupa l’arte del cucinare nella sua vita?
Cucinare non è un’arte, ma un attività fondamentale dunque necessaria per gli esseri umani, gli unici che cucinano quello che mangiano. Mangiare è essenziale alla vita, e, come coprirsi il corpo per proteggerlo dal clima e dalla natura, può avere aspetti artistici, come è evidenziato dalle tavole imbandite, da pietanze servire sontuosamente e da capolavori di scultura degli chef. Anche il vestire può assurgere ad arte nell'alta moda.

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Paolo Crepet racconta la gioia di educare


Mai come oggi una generazione di giovani vive altrettanto benessere e disarmante vulnerabilità. Ragazze e ragazzi cresciuti senza conoscere il senso della frustrazione e del dolore, che tentano di sopravvivere aggrappati a un presente imbalsamato di privilegi, terrorizzati da un futuro insicuro. Identità fragili alle prese con famiglie fragili.
Da anni Paolo Crepet viaggia lungo l'Italia incontrando genitori, studenti, insegnanti, educatori, per comprendere i motivi di questa crisi silenziosa che attraversa la scuola e la famiglia.
Venerdì 12 giugno, Crepet sarà al Trentino Book Festival per parlarci della gioia di educare. Perché come dice lui: «Educare vuol dire tirare fuori da ognuno il talento che ha».

Roberto Innocenti: un plastico tuffo nella fantasia dei libri illustrati


Fare due chiacchiere con Roberto Innocenti ti può trascinare in quel mondo che lui solo sa raccontare, attraverso le sue immagini. Illustratore italiano di fama internazionale, artista autodidatta che ha saputo esprimere a fondo il proprio talento, Innocenti è riuscito a raccontare attraverso le sue tavole fiabe sedimentate nella tradizione mondiale con un piglio innovativo. Tra i numerosi premi internazionali ricevuti, nel 2008 il prestigioso “Premio Hans Christian Andersen” come migliore illustratore, l’unico italiano ad ottenerlo. Tra le sue fila Cenerentola, Cappuccetto Rosso e il libro illustrato che l’ha consacrato, la Rosa Bianca. Ecco allora che anticipando la sua partecipazione al Trentino Book Festival gli abbiamo rivolto alcune domande, alle quali l’artista non ha tardato a rispondere.
 
Quali sono gli aspetti che regolano la convivenza tra testo scritto e illustrazioni?
Gli aspetti sono molteplici, ma le regole sono affidate al “buon senso”, ai gusti, alla cultura e all’esperienza dell’illustratore. Nei classici o nella didattica, l’illustrazione è una interpretazione creativa o una spiegazione figurativa chiarificatrice (da qui deriva l’illustrazione). Nell’interpretazione dei testi preesistenti ci può essere molta creatività e invettiva, ma aderente al testo. I classici di solito pretendono conoscenza e documentazione, dai libri, come dai films, altre forme narrative rivolte al pubblico.

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Stefano Benni sarà "Cyrano" al TBF15

Stefano Benni porta al Trentino Book Festival una delle grandi storie della letteratura internazionale: il Cyrano de Bergerac. Un reading che parte dalla riscrittura del testo di Rostand realizzata dallo stesso Benni per il progetto Save the story, frutto della collaborazione tra la Scuola Holden e il Gruppo Editoriale L'Espresso. In questa sua nuova avventura sarà accompagnato dalla giovane e talentuosa pianista Giulia Tagliavia. Una lettura capace di raccontare la storia di Cyrano e della sua amata Rossana anche a un pubblico molto giovane, un incontro che, nell'unione di musica e parole, sarà in grado di emozionare e ricordare quanto sia importante coltivare l'amore per i libri. Tutto questo il 12 giugno, alle 21.30
Stefano BENNI, la mattina dopo, sarà lieto di incontrare il pubblico del Festival... Restate sintonizzati per i dettagli...

Furio Colombo: Pier Paolo Pasolini mi disse: "Siamo tutti in pericolo"


“Perché siamo tutti in pericolo”. Con queste parole che ancora oggi ci tempestano la testa, Pasolini chiudeva quella che sarebbe stata la sua ultima intervista. Profetiche riflessioni di cui è diventato custode Furio Colombo, che proprio a poche ore dall’omicidio dello scrittore, raccolse una breve intervista ora raccolta in “L’ultima intervista di Pasolini” (Avagliano), introdotta da un saggio di Gian Carlo Ferretti. Una testimonianza importante, che rende omaggio ad una delle figure più importanti del panorama letterario del secolo scorso. In attesa della partecipazione al Trentino Book Festival, abbiamo realizzato una breve intervista con Colombo.

 Quello che impressiona il lettore è la visione “profetica” di Pasolini. Un episodio o ci sono mai stati altri precedenti in cui l’intellettuale bolognese aveva dato “segnale” di questa sua capacità?
Ci sono stati molti precedenti in due sensi. Lo scrivere di Pasolini era tutto in anticipo rispetto al suo tempo, basti pensare ai due celebri corsivi apparsi in prima pagina sul Corriere della Sera diretto a quel tempo da Piero Ottone: uno era il famoso testo “delle lucciole”, ovvero un’incredibile anticipazione di tutti i temi ecologici che sarebbero poi diventati centrali, importanti e notati da scrittori e politici soltanto 20 anni dopo. Il secondo testo è l’ancora più celebre corsivo “Io so chi è il colpevole, ma non ho le prove” in cui ha drammaticamente anticipato un’epoca in cui finisce una subordinazione al potere che ha tenuto “ferme” non soltanto le persone normalmente conformiste ma anche coloro che per principio o attività prescelta facevano opposizione (persino i comunisti!). Il tono che può apparire profetico di certe risposte alla mia intervista sono state tipiche di un personaggio che è sempre stato davanti al suo tempo e che aveva un notevole senso di premonizione chiaramente intellettuale, piuttosto che interiore, che gli ha permesso una veloce lettura della società capace di anticipare i fatti.

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Fiorenzo Degasperi: sulle tracce del Sacro con San Romedio

 San Romedio, o Sankt Romedius vive a cavallo di leggenda e storia. La testimonianza del sacro nel profano, una realtà che la storiografia contemporanea, tranne la parentesi tedesca, fatica ad inquadrare. Eccoci allora proiettati in una scenografia che ci riporta ad un territorio vergine, incontaminato, selvaggio e a Romedio, che si trova in compagnia di un popolo spaventato, pellegrino in un territorio che si affida a preghiere e gesti, guarigioni e ossessioni, al cospetto del giudizio divino.  Fiorenzo Degasperi, con “San Romedio, una via sacra attraverso il Tirolo storico”, segue le tracce di questo santo venuto da lontano, da Thaur e il vicino santuario – monastero di St Georgenberg, nella valle dell’Inn, fino alla forra anaune dove innalzerà il suo eremo su un antico luogo di culto. A presentarci questa nuovo punto di vista della “geografia del sacro” l’autore che, in questa breve intervista, racconta la sua ultima fatica letteraria, in attesa di proporla al Trentino Book Festival 2015.
 
 Cosa distingue il "suo" San Romedio da quello tramandato e raccontato dai suoi predecessori? Innanzitutto la bibliografia in lingua italiana su San Romedio è assai striminzita: moltissimi i dépliant e i volumetti di poche pagine, ma se parliamo di libri essi sono molto rari. Invece nell’area tirolese – quindi di lingua tedesca – ne troviamo, nel corso dei secoli, molti di più.

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Aldo Cazzullo al TBF15: la Grande Guerra attraverso gli occhi dei nostri nonni


Chi sono gli eroi della Grande Guerra? Re, imperatori, generali? Oppure come crede Aldo Cazzullo i fanti contadini, i nostri nonni. Chi, quindi, la guerra l’ha vissuta veramente, sulla propria pelle, conservandone la memoria non solo nelle ferite che stanno in superficie, ma nel profondo del loro essere. Per questo l’autore con “La guerra dei nostri nonni” (Mondadori) ha deciso di condurre il suo lettore in un conflitto che ha visto partecipi non solo gli uomini, ma anche quel seme di emancipazione femminile che segnerà un’epoca, le storie delle nostre famiglie. Le testimonianze di crocerossine, prostitute, portatrici, spie e persino soldatesse in incognito, incrociano quelle di alpini, arditi, prigionieri, poeti in armi. In attesa della sua partecipazione al Trentino Book Festival 2015 (sarà lui ad animare l'evento inaugurale, venerdì 12 giugno, assieme al Coro La Tor e agli Alpini del Trentino), abbiamo girato alcune domande all’autore, per muovere i primi passi all’interno di questo libro prezioso e raro.

 Quanta differenza emerge tra quello che ci raccontano i libri, saggi di storia e le testimonianze che ha raccolto?
Non ho la pretesa di emendare i saggi classici sulla grande guerra, ma di integrarli. Ho cercato di raccontare la guerra con gli occhi di coloro che l’hanno fatta. Non volevo raccontare nei dettagli le battaglie sull’Isonzo o le ragioni geopolitiche della guerra; volevo dare voce ai nostri nonni, che hanno vissuto sofferenze che oggi noi non riusciamo nemmeno a immaginare. Credo che salvare le memorie della Grande Guerra sia un dovere nei confronti dei fanti che non ci sono più, e possa essere utile anche ai nostri giovani; che hanno davanti a sé grandi difficoltà, ma non devono pensare che le generazioni precedenti abbiano avuto la vita facile. Recuperare la forza morale con cui i nostri nonni vinsero la Grande Guerra può giovare anche a noi per vincere a nostra volta la guerra contro la crisi e il degrado morale del nostro Paese

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Loreta Failoni: quando nel silenzio di un bambino si annida l'incubo più assurdo




Un bambino apparso dal nulla, mentre cammina sulla E18, l’autostrada che porta a Stoccolma. Un bambino senza identità, sano all’apparenza, ma a cui manca la parola, che viene affidato ad una coppia in attesa di adozione. Tutto scorre tranquillo fino a quando Lars, il padre adottivo, giornalista del “Svenska Dagbladet”, viene falciato in Afghanistan con alcuni colleghi. Emily, la mamma adottiva, si rifugia sull’isola di Gotland, con il bambino. Una pace apparente che si trasforma presto in un incubo: l’anziano vicino di casa viene aggredito e ridotto a fin di vita e anche madre e figlio, senza un filo logico, entro nel mirino di un gruppo neonazista. Questi gli ingredienti di “La voce della paura” (Reverdito), avvincente romanzo giallo che l’autrice, Loreta Failoni, presenterà al pubblico del Trentino Book Festival 2015.


 Cosa l’ha spinta a inserire una tematica così delicata come il neonazismo nella trama del giallo?
Non possiedo certo una monumentale cultura storica, ma le vicende del popolo ebraico mi hanno sempre interessato. Le persecuzioni a cui questo popolo è stato condannato nel corso dei secoli e che hanno avuto l’apice nella Shoah hanno rappresentato per me il punto più basso che l’umanità abbia mai toccato nella storia. Credo sia indispensabile ricordare, raccontare e tramandare la memoria in modo che non possano ripetersi simili atrocità. Nel primo romanzo “La bisettrice dell’anima” il periodo storico è quello della seconda Guerra Mondiale e la vicenda ebraica fa da sfondo a una storia di amicizia e di …numeri. Ne “La voce della paura” ho scelto un’ambientazione attuale proprio per denunciare il ritorno di ideologie malate, neonazismo e antisemitismo, che soprattutto nell’Europa del Nord, tra le pieghe del benessere, riesce ad attecchire. Come hanno spesso sottolineato i professori che mi hanno invitato a parlare ai loro ragazzi nelle scuole, in occasione della Giornata della Memoria, servono ai ragazzi queste “storie”, più dei saggi storici, per capire il pericolo di certe ideologie. Mi ha spinto quindi Il desiderio di raccontare, di tenere alta la guardia rispetto al tema della Shoah e della persecuzione del popolo ebraico e soprattutto dell’antisemitismo strisciante che sta cercando di rialzare la testa, che in alcuni paesi sta assumendo contorni preoccupanti nei confronti dei quali è importante raccontare per combatterlo con l’unica arma davvero efficace: la parola.

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Gustavo Corni ed Enzo Fimiani: un dizionario della grande guerra come "luogo di memoria"

C’è un passaggio obbligato per comprendere la Grande Guerra. Un labirinto percorso da nomi, luoghi, eventi in cui troppo spesso il rischio è quello di perdersi. Ecco allora che arriva in soccorso il Dizionario della Grande Guerra” (Textus Edizioni Collana) che attraverso una ricca cronologia sistematica, accompagnata da una serie di schede di approfondimento, un apparato iconografico e un lemmario suddiviso in sei grandi aree tematiche (dagli stati coinvolti alle eredità) e molto altro, dà la possibilità al lettore di intraprendere il proprio itinerario. In attesa dell’arrivo al Trentino Book Festival 2015 dei due autori, abbiamo realizzato come di consueto una breve intervista con Gustavo Corni (uno dei due coautori, l’altro è Enzo Fimiani), che ci ha parlato di questa nuova e innovativa pubblicazione.

 Qual è il "valore aggiunto" del "Dizionario della Grande Guerra" rispetto a testi di questo genere che l'hanno preceduto?
Il Dizionario si presenta con una sua specificità all'interno del ricco panorama di nuove pubblicazioni (in molti casi traduzioni di opere straniere) uscite in questo primo scorcio del centenario. Non è infatti una monografia, né un'opera d'assieme sul conflitto. Non pretende di esserlo. Più modestamente, ma anche più precisamente, intende essere uno strumento di lavoro, agile, ma ricco, per chiunque sia alla ricerca di qualche informazione veloce, di verificare una data, di scoprire qualche curiosità su un personaggio. Quindi, uno strumento di lavoro, che spicca proprio per questa caratteristica. E' infatti l'unica opera del genere disponibile per il pubblico italiano. Ci sono altre enciclopedie (o denominate in modo simile). Ma si tratta più propriamente di raccolte di saggi, di soliti piuttosto brevi, su singoli aspetti.

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Brunamaria Dal Lago Veneri: "Numina Rustica", un viaggio tra sacro e profano

Un viaggio tra sacro e profano, passato e presente, alla ricerca dei santi e delle sante del "popolo". Un intreccio di storie e leggende, che si mescolano tra contaminazioni nazionali e linguistiche, martirologi e tradizioni orali, fino a toccare la vita di grandi e noti padre della chiesa, come S. Ambrogio, fino ai "santi del ghiaccio", molto più conosciuti tra le nostre montagne che nelle grandi metropoli. Figure semisconosciute, sbocciate nell'immaginario collettivo, che Brunamaria Dal Lago ha scelto di riunire in unico corpus dove martirologi e miti sono elencati lungo quel calendario "popolano", guidato dalla natura e non da date prestabilite. Per questo "Numina Rustica" (Edizioni Alphabeta Verlag) apre gli occhi del lettore su una realtà tutta da scoprire, da investigare. In attesa della sua partecipazione, come è ormai nostra usanza, abbiamo rivolto alcune domande all'autrice ... un piccolo assaggio per solleticare l'interesse.  

Quale contributo propone il suo libro all'attuale ricerca agiografica?
Il fatto è che questo tema dei santi, mediatori tra umano e divino, mi ha da sempre molto intrigata e il motivo per cui ne ho voluto scrivere senza per questo pensare di aver portato un contributo alla agiografia tanto numerosa e puntuale.
NUMINA RUSTICA "illumina" chi ne legge le pagine sullo stretto legame tra tradizione popolare e culto dei santi. Esaminando i due aspetti, quale sopravvive ai nostri giorni?
Certo io ho letto I miei santi nella “religione del popolo delle zone che ho preso come campione” dove il legame fra tradizione popolare, antiche religioni e culto dei santi è molto forte.

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